Guerre e rincari alimentano paura e incertezza tra gli italiani, secondo il report: il 77% vede il futuro in peggioramento; l’85% si aspetta un aumento del costo della vita, 6 su 10 una recessione nei prossimi mesi; 9 su 10 sono preoccupati per l’impatto economico del conflitto in Iran; condanna netta dell’intervento israeliano a Gaza (il 50% lo definisce un “massacro”) ed elevati timori (83%) per il rischio di una ripresa del terrorismo
Un’Italia segnata da pessimismo, timori economici e crescente inquietudine per i conflitti internazionali. È il quadro che emerge dal report FragilItalia “Guerra e pace”, elaborato da Area Studi Legacoop e Ipsos, che, sulla scorta di un sondaggio condotto su un campione rappresentativo della popolazione, fotografa percezioni e aspettative degli italiani rispetto allo scenario globale e alle sue ricadute sulla vita quotidiana.
“Il quadro che emerge da questa analisi -sottolinea Simone Gamberini, presidente Legacoop- restituisce l’immagine di un Paese profondamente segnato da paura e incertezza, in cui il peso dei conflitti internazionali si traduce direttamente in ansia economica e sociale. Il dato più preoccupante è la diffusione del pessimismo, che colpisce in modo ancora più intenso le fasce più fragili della popolazione. Di fronte a questo scenario, è indispensabile rafforzare le politiche che sostengono il potere d’acquisto delle famiglie, contrastano le disuguaglianze e difendono la coesione sociale. Allo stesso tempo, emerge con chiarezza una domanda forte di pace, cooperazione internazionale e multilateralismo, che deve essere raccolta con responsabilità dalle istituzioni e dalla politica. La cooperazione può e deve essere parte della risposta: nei territori, nelle comunità e nei settori produttivi rappresenta un presidio di stabilità, inclusione e sviluppo sostenibile. Ma in un contesto così fragile, è evidente che serve un impegno condiviso, a partire dalle istituzioni, per ricostruire con adeguate politiche fiducia e prospettive, rimettendo al centro le persone e il lavoro.”
Futuro in salita per oltre tre italiani su quattro
Il dato più netto riguarda la percezione del futuro: più di 3 italiani su 4 (il 77%) ritengono che la situazione nei prossimi mesi peggiorerà rispetto a oggi, mentre solo il 22% intravede un miglioramento (il 34% tra gli under 30; il 32% nel ceto medio). Il pessimismo raggiunge livelli ancora più elevati tra le fasce sociali più fragili: arriva al 91% tra il ceto popolare e all’81% tra over 64, donne e non occupati.
Economia: il 59% teme la recessione, l’85% prevede aumento del costo della vita
Le aspettative economiche confermano un clima di forte incertezza. Il 59% degli italiani (71% nel ceto popolare) prevede una recessione nei prossimi mesi (di cui circa la metà una recessione “forte”), mentre il 29% si attende una fase di stagnazione. Solo il 13% immagina una crescita economica, peraltro debole. Ancora più diffusa è la preoccupazione per il costo della vita: più di 8 intervistati su 10 (l’85%) si aspettano un aumento nei prossimi mesi e quasi uno su due prevede rincari significativi. Il saldo tra aspettative di aumento e diminuzione dei prezzi è fortemente negativo (-81), segno di una percezione quasi unanime di pressione sui bilanci familiari.
Conflitti internazionali: consenso minimo, preoccupazione massima
Nettamente negativo il giudizio degli italiani sui principali interventi armati. Meno di un intervistato su quattro (il 23%) approva l’azione statunitense in Venezuela; il 21% l’attacco di USA e Israele all’Iran, il 19% l’intervento dell’esercito israeliano a Gaza, il 14% gli interventi israeliani in Libano e l’invasione russa dell’Ucraina. A questa distanza rispetto alle scelte militari si affianca una preoccupazione molto elevata. Il più alto livello di allarme è suscitato dall’attacco di Usa e Israele all’Iran (89%), seguito dagli interventi dell’esercito israeliano a Gaza (81%) e in Libano (80%), dall’invasione russa dell’Ucraina (77%) e dall’azione USA in Venezuela (61%). Inoltre, il 96% degli italiani ritiene la situazione internazionale più instabile e pericolosa rispetto a cinque anni fa.
Iran: il 90% teme effetti economici, il 70% ritiene che ci fossero margini per la diplomazia
L’azione militare statunitense in Iran è considerata soprattutto una scelta dettata da interessi economici (44%), ma anche come un atto di aggressione ingiustificato (27%) e che rischia di innescare un conflitto ancora più ampio in Medio Oriente (24%). Il 70% degli intervistati ritiene che prima dell’intervento ci fossero ancora margini per la diplomazia, mentre i timori principali riguardano il possibile coinvolgimento della NATO, e quindi dell’Italia (35%) e il rischio di una guerra che si trascini per mesi o anni senza un esito prevedibile (30%).
Rilevanti le preoccupazioni per l’impatto economico del conflitto, espresse dal 90% degli intervistati. In particolare, più di 1 su 2 (il 56%) teme che l’aumento di benzina e bollette diventi insostenibile; 1 su 3 (il 34%) si aspetta un aumento dell’inflazione con una conseguente riduzione del proprio potere di acquisto. Riguardo all’evoluzione del conflitto, lo scenario futuro che più preoccupa è che il nuovo regime sia ancora più duro e antioccidentale del precedente (34%; 40% per gli over 64) e che la guerra si concluda con un nulla di fatto, lasciando intatte tutte le tensioni (26%).
Ucraina: cresce la domanda di pace, ma resta la condanna della Russia
Nel conflitto russo-ucraino, il 61% degli italiani considera la Russia un Paese aggressore (il 34% pensa che abbia mire imperialiste su tutte le nazioni dell’ex URSS e il 2/% che rappresenti una minaccia per l’Europa). Tuttavia, il 25% ritiene che la Russia sia stata spinta all’azione dall’espansione a Est della NATO. Da segnalare che, rispetto all’inizio della guerra, cresce la propensione verso una soluzione negoziale: il 48% degli intervistati si dichiara favorevole a spingere per la pace anche a costo di concessioni territoriali (il 23%) e a ridurre l’invio di armi (25%), a fronte di un 43% che mantiene un sostegno più netto all’Ucraina. Forte anche la preoccupazione per un’escalation: il 69% è preoccupato per un possibile allargamento del conflitto ai Paesi NATO: in particolare, il 15% teme che l’Europa possa essere il prossimo teatro di guerra, mentre più di 1 intervistato su 2 (il 54%) lo considera uno scenario preoccupante e possibile.
Gaza e Medio Oriente: giudizi durissimi e timori di terrorismo
L’intervento israeliano a Gaza riceve una condanna molto netta: il 50% degli italiani lo definisce un “massacro” della popolazione civile palestinese e il 33% una campagna militare sproporzionata che causa troppe vittime civili. Il report evidenzia, inoltre, come negli ultimi due anni l’opinione su Israele, che è rimasta negativa per il 22% degli intervistati, sia peggiorata per oltre 6 intervistati su 10 (il 65%), con 1 intervistato su 3 (il 36%) che arriva a considerarlo uno Stato colonialista che viola i diritti umani. Parallelamente, cresce il timore di conseguenze dirette in Europa: l’83% si dichiara preoccupato per il rischio che il conflitto in Medio Oriente alimenti una radicalizzazione con conseguenti nuovi attentati terroristici.
Ansia diffusa: 3 italiani su 4 vive provano paura per il futuro
I conflitti in corso incidono profondamente anche sul piano emotivo: il 74% degli italiani dichiara di provare spesso o costantemente ansia e paura per il futuro. Le principali paure legate ai conflitti in corso riguardano lo scoppio di una terza guerra mondiale (il 45%) e le conseguenze economiche (il 33%).
La pace come obiettivo: compromesso e cooperazione internazionale
Pensando ai conflitti in corso, gli intervistati legano il termine pace prima di tutto al raggiungimento di una situazione di convivenza pacifica tra le comunità coinvolte (il 34%) e, requisito necessario ma non sufficiente, al cessate il fuoco (25%). Quanto alle modalità per raggiungere la pace, il 31% la ritiene possibile solo se si arriva ad un compromesso doloroso ma necessario, in cui entrambe le parti cedono qualcosa, e il 30% solo se cambia la cultura e le nuove generazioni superano l’odio storico. Inoltre, per 2 intervistati su 3 (il 65%) la guerra non può essere mai un mezzo necessario persia mai un mezzo necessario per ottenere la pace, ma piuttosto un fattore che genera solo altra guerra e odio, senza portare ad una pace duratura. Infine, emerge con forza la convinzione, espressa dall’89% degli intervistati, che il multilateralismo sia la vera soluzione in un contesto internazionale instabile e caratterizzato da tensioni e conflitti.