Mps-Mediobanca, cda di Piazzetta Cuccia boccia offerta: "Fortemente distruttiva di valore"
Economia
Il consiglio di amministrazione di Mediobanca, convocato per una prima valutazione sull'ops lanciata da Monte dei Paschi di Siena, è durato circa tre ore. In una nota dell'istituto guidato da Alberto Nagel si legge che il cda "rigetta" l'offerta pubblica di scambio "non concordata" lanciata da Mps, ritenuta "ostile, fortemente distruttiva di valore" e "contraria agli interessi di Mediobanca"
È terminato dopo circa tre ore il cda di Mediobanca, presieduto da Renato Pagliaro, convocato per una prima valutazione sull'ops lanciata da Mps. In una nota dell'istituto guidato da Alberto Nagel, diffusa dopo la riunione, si legge che il cda di Mediobanca "rigetta" l'offerta pubblica di scambio "non concordata" lanciata da Monte dei Paschi di Siena, ritenuta "fortemente distruttiva di valore". I rappresentanti di Delfin e Caltagirone nel cda di Mediobanca non hanno votato sulla presa di posizione del board contro l'offerta di Mps. "Il presente comunicato è stato approvato dal consiglio di amministrazione con l'astensione dei consiglieri Sandro Panizza e Sabrina Pucci", si legge nella nota.
Il cda di Mediobanca: "Offerta ostile"
L'offerta di Mps su Piazzetta Cuccia, spiega ancora la nota, "è da ritenersi ostile e contraria agli interessi di Mediobanca". "Fermo restando che Mediobanca si esprimerà sull'offerta con le tempistiche, gli strumenti e secondo le modalità previste dalla legge, sulla base dell'analisi del comunicato il consiglio di amministrazione di Mediobanca ritiene l'offerta priva di razionale industriale e finanziario, e dunque distruttiva di valore per Mediobanca", ha ribadito l'istituto. Ancora: "La presenza degli stessi azionisti in Mps, Mediobanca e Assicurazioni Generali nell'ambito di un'offerta esclusivamente in azioni, configura una potenziale disomogeneità negli interessi rispetto al resto della compagine azionaria". Il cda sostiene anche che "l'operazione è caratterizzata dai rilevanti intrecci azionari di Delfin e Caltagirone". Mediobanca ricorda che nel capitale di Piazzetta Cuccia Mediobanca Delfin ha una quota del 20% e Caltagirone del 7%, sulla base dello stacco del dividendo di novembre 2024; in Mps, la cassaforte guidata da Francesco Milleri è il primo azionista privato con il 10% mentre Caltagirone detiene il 5%, oltre a detenere il 5% di Anima Holding che a sua volta possiede il 4% di Mps; in Generali infine Delfin ha una partecipazione del 10% e Caltagirone del 7 per cento.
Mediobanca: calo in Borsa dimostra fragilità del titolo Mps
Nel comunicato con cui boccia l'offerta della banca senese, Mediobanca aggiunge che il calo in Borsa del titolo Mps dopo l'annuncio dell'offerta "ne testimonia la fragilità del corso di Borsa, che rende improbabile il buon esito dell'operazione". "Rispetto al prezzo 'undisturbed' di Mediobanca di 15,23 euro alla chiusura del 23 gennaio 2025 l'offerta basata sul prezzo di Borsa dell'offerente rappresenta uno sconto del 3% sulla base del prezzo di Mps del 27 gennaio (6,41 euro), uno sconto del 7% guardando alla media a 3 mesi di Mps (6,15 euro) e uno sconto del 15% guardando alla media a 6 mesi di Mps (5,62 euro), uno sconto del 28% guardando alla media 12 mesi di Mps (4,77 euro)", si legge.
La nota
Nel dettaglio, nella nota di Mediobanca si legge che il cda ritiene che l'ops "non abbia valenza industriale pregiudicando l'identità e il profilo di business" di Piazzetta Cuccia, "focalizzato su segmenti di attività a elevato valore aggiunto e con evidenti traiettorie di crescita" e che "distrugga valore per gli azionisti" delle due banche "essendo facile prevedere una copiosa perdita di clienti in quelle attività (quali il wealth management e l'investment banking) che presuppongono l'indipendenza, la reputazione e la professionalità dei professionisti". Inoltre, ritiene che l'offerta "sia negativamente caratterizzata dalla difficoltà a determinare il valore intrinseco dell'azione" di Mps "che presenta un patrimonio netto che fronteggia rilevanti attività fiscali, attività deteriorate e rischi di contenzioso legale (3,3 miliardi), indicatori di rischio peggiori rispetto alle altre banche italiane, rilevanti perdite pregresse, una marcata concentrazione geografica (70% filiali al centro-sud Italia) e di clientela (piccole media impresa), mancanza di fabbriche prodotto". L'assenza di razionale industriale viene motivato con l'atteso "forte indebolimento del modello di business di Mediobanca" nel wealth management e nell'investment banking, di cui determinerebbe un "cospicuo deterioramento". "L'attività di investment banking a favore delle grandi e medie aziende richiede indipendenza di giudizio e assenza di conflitti di interesse che non si conciliano con una matrice di banca commerciale", spiega Mediobanca, che prefigura "una immediata perdita della clientela bancaria e finanziaria (FIG) e di parte di quella large corporate" verso "boutique specializzate o banche estere", accompagnata da "perdite di ricavi e clienti" nel wealth management e nell'investment banking "verso banche estere, intermediari non bancari o le due maggiori banche italiane". L'emorragia di clienti "sarà ragionevolmente accompagnata dalla perdita delle migliori risorse umane" mentre sono escluse "apprezzabili sinergie di costo" per l'assenza di "sovrapposizioni di reti distributive". L'assenza di un razionale finanziario viene spiegato con il "forte pregiudizio al profilo reddituale di Mediobanca, i cui utili su base stand alone sono previsti in crescita come previsto dal piano in esecuzione, mentre il consensus vede per Mps un calo degli utili per la riduzione del margine di interesse ed il progressivo venir meno dei benefici fiscali". Si produrrebbe inoltre "una diluizione dei multipli valutativi di Mediobanca per il venir meno della prevista crescita di ricavi e utili, dell'elevata redditività (doppia di quella futuribile per il Mps al netto di un tax-rate normalizzato), della pressoché nulla esposizione al segmento delle piccole imprese, della crescita, anche di peso, del wealth management".

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L’offerta di Mps
L'offerta di scambio è stata lanciata da Mps con il benestare del governo e l'appoggio di Delfin e del gruppo Caltagirone, azionisti forti a Siena, Milano e Trieste, sede di quelle Generali riconosciute come l'obiettivo finale della scalata a Piazzetta Cuccia. L'amministratore delegato di Mps, Luigi Lovaglio, ha difeso l'operazione come la "miglior business combination" per Siena, un'operazione "innovativa" con cui dar vita a "un nuovo campione nazionale, con due brand di eccellenza", forte del sostegno manifestato dal governo. "È la prima volta che un'operazione simile non produce esuberi", si è congratulato il segretario della Fabi, Lando Maria Sileoni. Ma sul mercato, dove si consumerà la battaglia, le opinioni sono divise.

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I dubbi degli analisti
Tra gli analisti sono emerse perplessità su un'operazione che, se da una parte - come riconosce Deutsche Bank - consente a Mps di "diversificare in qualche modo il suo profilo reddituale", dall’altra solleva dubbi sul conseguimento dei 700 milioni di sinergie annunciate e paventa il pericolo di una perdita di ricavi e banchieri per Mediobanca. La situazione in Borsa rende "sfidante" raccogliere il “minimo sindacale” del 51% necessario per scalzare il cda e consolidare Mediobanca, così da permettere l'utilizzo accelerato delle Dta, il tesoretto con cui Lovaglio sta attraendo i soci di Piazzetta Cuccia. Le limitate sovrapposizioni tra le attività dei due istituti - banca retail Mps e banca d'investimento e wealth management Mediobanca -, i dubbi sulle sinergie, una diversa cultura aziendale, il rischio di perdere banchieri e gestori, sono alcuni dei rischi che Lovaglio cercherà di smussare negli incontri con il mercato che si appresta a fare.

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I numeri
Quanto alla difesa, Mediobanca è convinta di potercela fare come ha sempre fatto, puntando sul sostegno del mercato. Gli investitori istituzionali rappresentano il 35% del capitale, a cui si aggiunge un 20% rappresentato dal patto di consultazione e da alcuni soci stabili, storicamente vicini al management di Piazzetta Cuccia. Prima che l'offerta arrivi sul mercato, a giugno-luglio, servirà del tempo: le autorizzazioni, inclusa quella della Bce, e l'ok dell'assemblea di Mps, nella quale Lovaglio si attende il sostegno del Mef (11,7%), Delfin (9,8%), Caltagirone (5%) e Anima (4%). Le grandi manovre in corso hanno fatto scattare anche Generali (+1,9% a 30,25 euro), vero obiettivo della sfida su Mediobanca, custode del 13,1% della compagnia triestina. Gli occhi sono puntati su Delfin e Caltagirone i cui rappresentanti in cda, al pari di quelli del Mef, hanno appoggiato l'ops. La holding della famiglia Del Vecchio può salire dal 9,8% fino al 19,9% del Leone, mentre Caltagirone dal 6,9% fino al 9,9%.
