Patto di Stabilità, ecco come potrebbe cambiare

Economia
Simone Spina

Simone Spina

Ancora nessun accordo sulle modifiche dei vincoli ai conti pubblici dei Paesi Ue. Le ipotesi: tempi più lunghi per risanare i debiti ma più controlli sul deficit. Se entro dicembre non si raggiungerà un'intesa torneranno in vigore le regole esistenti, congelate all'inizio della pandemia

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Dal nuovo Patto di Stabilità e Crescita dipenderà la quantità di soldi pubblici che i vari governi europei potranno utilizzare. Le regole fiscali dell’Unione, infatti, impongono limiti a quanta spesa e debito si può fare e, di conseguenza, l'ammontare delle risorse da destinare ai cittadini (per esempio: bonus, assistenza, pensioni) e se aumentare o meno le tasse.

L'obiettivo: regole più flessibili

I vincoli esistenti sono sospesi dall’inizio della pandemia per poter fronteggiare la crisi. Dall’anno prossimo però si tornerà ad applicarle. In che modo è tutto da vedere. L’obiettivo è di rendere il Patto più flessibile, con un accordo da siglare entro dicembre in modo da renderlo operativo dalla prossima primavera.

I pilastri del Patto

In mancanza di un’intesa si utilizzeranno i parametri esistenti, i cui pilastri sono: debito non oltre il 60 per cento del Pil e deficit non superiore al 3 per cento. Colonne portanti che rimarranno ma con diversi cambiamenti.

Più tempo per ridurre il debito

Le ultime proposte di riforma prevedono che i Paesi, come l’Italia, che sforano questo tetto del debito abbiano a disposizione fino a 11 anni per farlo scendere, con un percorso di riduzione che risulterebbe più morbido di quello attuale. Il nostro debito-Pil è stimato dal governo quest'anno al 140,2 per cento e calerà solo leggermente fino al 2026, quando è atteso al 139,6.

Maggiori controlli sul deficit

Per quanto riguarda il deficit, cioè i denari chiesti in prestito ogni anno da uno Stato ai mercati per avere finanziamenti, nelle ipotesi di lavoro c’è una sorta di clausola di garanzia che limiterebbe più di ora la possibilità di spesa, abbassandola al di sotto del 3 per cento, in caso di choc economici. Il nostro disavanzo in rapporto al Prodotto Interno Lordo, secondo il governo, si attesterà quest'anno al 5,3 per cento, al 4,3 nel prossimo (al 3,6 nel 2025 e al 2,9 per cento nel 2026).

Risanamento, investimenti e crescita

Sullo sfondo di questa difficile trattativa, la necessità di trovare una soluzione al risanamento dei conti dopo anni di emergenza sanitaria durante i quali si sono allargati i cordoni della borsa e la necessità di mettere in campo investimenti per sostenere la crescita. Per questo si pensa di non conteggiare come debito alcune spese, come quelle per la Difesa, i denari del Pnrr e di altri fondi europei. Questi quattrini, in pratica, non inciderebbero sui vincoli previsti dal nuovo Patto di Stabilità.

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