Lavoro, contratti a tempo indeterminato in Italia: sono il 14,8% nel 2021 secondo Inapp

Economia
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I nuovi contratti di lavoro a tempo determinato sono sette su dieci, il salario medio annuale in Italia è diminuito invece di aumentare negli ultimi 30 anni. Quasi l'11% degli occupati sotto la soglia rischio povertà

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Il mercato del lavoro italiano risulta “intrappolato nella precarietà”. I nuovi contratti attivati nel 2021 sono per il 14,8% a tempo indeterminato. Mentre il tempo determinato riguarda il 69,8% delle nuove assunzioni. Questi i numeri contenuti nel "Rapporto Inapp 2022: Lavoro e formazione, l'Italia di fronte alle sfide del futuro" presentato oggi alla Camera dei Deputati da Sebastiano Fadda, presidente dell’Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche pubbliche (Inapp). 

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I nuovi contratti di lavoro a tempo determinato sono sette su dieci. Il part time involontario coinvolge l’11,3% dei lavoratori contro una media Ocse del 3,2%. Nell’insieme il lavoro atipico - ovvero tutte quelle forme di contratto diverse dal contratto di lavoro a tempo indeterminato full time- rappresenta l’83% delle nuove assunzioni con un aumento del 34% negli ultimi 12 anni. Solo il 35-40% dei lavoratori passa nell’arco di tre anni ad impieghi stabili. Dal rapporto Inapp 2022 emerge inoltre che il nostro è l’unico Paese dell’area Ocse nel quale il salario medio annuale è diminuito (-2,9%) in 30 anni, dal 1990 al 2020. Mentre in altri stati Ue come la Germania è cresciuto del 33,7%, in Francia del 31,1%. 

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I lavoratori poveri rappresentano il 10,8% del totale degli occupati, rispetto a una media Ue dell'8,8%. E' uno degli aspetti che emergono dal Rapporto Inapp 2022. Nell’ultimo decennio (2010-2020) il tasso di lavoro “povero” è stato costante con un valore medio pari a 11,3% rispetto alla media europea superiore del 2,1%.  L’8,7% dei lavoratori percepisce una retribuzione annua lorda di meno di 10mila euro mentre solo il 26% dichiara redditi annui superiori a 30mila euro. Se consideriamo il 40% dei lavoratori con reddito più basso, il 12% non è in grado di provvedere autonomamente ad una spesa improvvisa, il 20% riesce a fronteggiare spese fino a 300 euro e il 28% spese fino a 800 euro.

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In Italia il tasso di occupazione è sceso dal 58,8 al 56,8% all’inizio della pandemia, ha ripreso a crescere solo nel 2021 e ha impiegato 18 mesi per tornare ai livelli pre-crisi. Nei Paesi Ocse la risalita era già consistente nel secondo trimestre 2020 e si è completata in 15 mesi. Nel 2021 sono stati 11.284.591 le nuove assunzioni, con prevalenza della componente maschile: 54% contro il 46% per le donne.

 

Inapp: solo il 22,8% delle imprese segnala necessità di adeguare conoscenze

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Nel 2021 solo 22,8% delle imprese italiane segnala la necessita di adeguare le conoscenze e le competenze di specifiche figure professionali, nel 2017 erano un terzo. Sono le realtà produttive medio-grandi a registrare la necessità di aggiornare le conoscenze e le competenze del personale (37,1% per le imprese con 50-249 addetti e 40,2% per quelle con 250 addetti e oltre). E' uno degli aspetti che emergono dal 'Rapporto Inapp 2022. Tra le professioni ad alta qualificazione, quelle tecniche sono il segmento per il quale emerge una maggior esigenza di aggiornamento in presenza di processi di innovazione di impresa.

 

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"Lo scenario del mondo del lavoro che in questo Rapporto viene decritto mostra nel corso del 2021 una crescente quota di occupazione “atipica” all’interno di un volume occupazionale complessivo lentamente risalito ai livelli pre-crisi pandemica” dichiara il presidente dell’Inapp, Sebastiano Fadda.  “A questa caratteristica si associano ritardi nell’accumulazione di capitale umano, rallentamenti nella crescita della produttività e insoddisfacenti livelli di labour standards. Un impulso decisivo per il superamento di questi limiti dovrebbe provenire dalla formazione, dove però alla ricca offerta di percorsi non corrisponde una altrettanto forte partecipazione, e dove le competenze acquisite rivelano spesso problemi di allineamento con le esigenze produttive" precisa Fadda. 

Calderone: flessibilità con competenze in costante aggiornamento

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"Dobbiamo essere attenti a recuperare i livelli occupazionali pre-pandemia ma anche a fare in modo che il lavoro flessibile nelle varie forme che abbiamo imparato a conoscere incontri competenze costantemente in aggiornamento tali da vanificare il rischio della precarietà. Come farlo è spesso il punto di caduta dei buoni propositi". Queste le parole del ministro del Lavoro, Marina Calderone a Montecitorio alla presentazione del Rapporto Inapp 2022.

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