La Corte Costituzionale: "Assegno unico familiare anche ai cittadini non europei"

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L'obbligo "di non differenziare il trattamento dei cittadini di Paesi terzi regolarmente soggiornanti è imposto dalle direttive in modo chiaro, preciso e incondizionato, come tale dotato di effetto diretto"

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Secondo la Corte Costituzionale, i cittadini non europei, soggiornanti di lungo periodo e con permesso unico di lavoro, non possono essere trattati in modo diverso dai cittadini italiani nell'accedere al beneficio dell'assegno per il nucleo familiare. La Consulta sottolinea che la parità di trattamento fra i destinatari di questa provvidenza, che ha natura sia previdenziale sia di sostegno a situazioni di bisogno, è garantita dai giudici, tenuti ad applicare il diritto europeo "architrave" su cui poggia la comunità di corti nazionali, tenute insieme da convergenti diritti e obblighi.

"Direttive chiare e precise"

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In risposta a due rinvii pregiudiziali promossi dalla Cassazione, "la Corte di Giustizia dell'Unione Europea - rileva una nota di Palazzo della Consulta - aveva ritenuto non compatibile la disciplina italiana relativa all'ANF (assegno per il nucleo familiare) con due direttive europee: 2003/109 sui soggiornanti di lungo periodo e 2011/98 sul rilascio di permesso unico di lavoro". L'obbligo "di non differenziare il trattamento dei cittadini di Paesi terzi regolarmente soggiornanti è imposto dalle direttive in modo chiaro, preciso e incondizionato, come tale dotato di effetto diretto", si legge nella nota.

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