Aiuti di Stato, Ue: possibili fino a giugno 2022

Economia

Simone Spina

Prorogata la possibilità per gli Stati europei di sostenere le imprese in crisi a causa della pandemia. Di norma questi sussidi non sono permessi perché alterano la concorrenza. Intanto, Bruxelles pensa di autorizzare questi aiuti anche per incentivare la produzione di microchip nell’Unione

L’Europa continua a tenere larghi i cordoni della borsa degli aiuti di Stato. I Paesi dell’Unione potranno utilizzare i denari pubblici per aiutare le imprese in difficoltà a causa del Covid fino a giugno dell’anno prossimo. Viene infatti prorogata quella che è una deroga alle regole comunitarie e cioè il divieto di finanziare con soldi pubblici le aziende in crisi per non alterare la concorrenza.

Il principio di base è che se un’attività non ce la fa a stare sul mercato non può essere salvata coi soldi dei contribuenti perché in questo modo si svantaggerebbe chi si regge in piedi da solo. Ma tutto questo è stato messo in ghiacciaia dal marzo dell’anno scorso, quando la pandemia ha iniziato a investire il Continente. Oltre un anno e mezzo, durante il quale - ha ricordato la vicepresidente della Commissione Europea Margrethe Vestager - sono stati “approvati oltre 3mila miliardi di euro di aiuti di Stato in tutta l’Unione”.

Una cifra enorme ma la fetta di questa torta effettivamente spesa è molto più piccola (intorno al 10 per cento), perché comunque si tratta di denari che deve tirar fuori ciascun paese (non sono fondi Ue) e quindi vanno a pesare sui conti di ogni singolo bilancio.

Ne sa qualcosa l’Italia, che ha visto lievitare il suo debito andando in soccorso nell’ultimo anno e mezzo alle aziende, dal turismo all’agricoltura, con agevolazioni fiscali, incentivi alle assunzioni di personale e sostegni alle partite Iva.

La rigida disciplina degli aiuti di Stato, intanto, presto potrebbe essere ammorbidita sul fronte dei semiconduttori. L’Europa infatti vuole autorizzarli in maniera per la produzione di microchip nel Continente, in modo che diminuisca la dipendenza dall’estero (soprattutto dall’Asia) con l’obiettivo di evitare le difficoltà di approvvigionamento registrate negli ultimi tempi. Ma Vestager avverte che ogni richiesta dovrà essere “valutata in modo vigoroso” per evitare una corsa ai sussidi.

Per garantire maggior concorrenza, poi, sarà arricchita la “cassetta degli attrezzi” antitrust: una revisione – ha promesso la vicepresidente - che avrà una portata senza precedenti” e che punterà anche a incentivi per l’economia verde e una stretta sui sussidi per i progetti inquinanti.

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