Più di 20 settimane di attesa per un microchip, come risolvere la carenza?

Economia
©Getty

Toyota taglia la produzione, Stellantis ferma altri due impianti. La carenza dei microchip colpisce ancora, come da qualche mese a questa parte. Guarda il video

Toyota ha annunciato che a settembre taglierà la propria produzione di auto del 40 per cento. Stellantis, l’unione tra Fca e Psa, ha informato i dipendenti di due stabilimenti francesi che sospenderà temporaneamente la produzione. Non siamo di fronte a una crisi del settore automotive, anzi: a giugno le vendite di auto in Europa hanno ridotto lo scarto rispetto allo stesso periodo pre-Covid. A impattare sulla produzione delle automobili è invece ancora la crisi dei semiconduttori.

 

Grandi pochi nanometri, sono il cervello di ogni oggetto tecnologico. Per l’enorme domanda stimolata dallo smart working sul mercato siamo di fronte a una carenza drammatica. A essere colpito è stato anche il settore automobilistico, che utilizza i microchip per le sempre più numerose funzionalità tecnologiche delle auto. Le nuove chiusure delle fabbriche asiatiche, dovute a casi di contagio tra i dipendenti, ha rallentato ulteriormente la produzione, già di per sé laboriosa e complessa. Secondo gli amministratori delegati di Intel e dell’europea STMicroelectronics la carenza non è destinata a risolversi prima del 2023. Per mettere a terra gli investimenti e far funzionare le nuove fabbriche previste negli Stati Uniti e in Europa, anche in Italia dove il governo punta tutto su Mirafiori, ci vorranno infatti degli anni.

 

Per riuscirci servono infatti forti investimenti, che non sempre rendono quanto promesso, e molto tempo (almeno un paio d'anni) per renderli realtà. Ne ha parlato a Sky TG24 Business Ludovico Ciferri, presidente di Advanet (azienda del gruppo Eurotech che si occupa dello sviluppo di prodotti informatici altamente customizzati). Guarda nel video una parte del suo intervento.

 

Guarda qui in basso invece l'intera puntata del programma, in cui sono stati ospiti anche Luca Fava (Banca Carige) e Fabrizio Massaro (Corriere della Sera).

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