Giovani e pensione: a che età e con quali requisiti la otterranno?

Economia

Giorgio Rizza

Come sarà la futura pensione dei giovani? I lavori precari, discontinui e con bassi salari di oggi rischiano di creare una generazione di pensionati poveri negli anni a venire

Con la manovra che ha avuto il via libera dal governo, sulle pensioni si è creato un nuovo scalino a Quota 102 per rendere più morbido il passaggio ai 67 anni della Fornero. Si è pensato dunque a chi è prossimo al ritiro dal lavoro, ma per i giovani cosa è stato fatto?

Il problema non è di poco conto, perché per esplicita intenzione del premier Draghi, dal 2023 si torna al percorso contributivo e questo per le nuove generazioni, in molti casi, vorrà dire un assegno basso e ad un’età molto avanzata.

Nel 2032 l'Italia entrerà a pieno nel sistema contributivo puro

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Ma ormai il sistema previdenziale sta marciando verso quella direzione: dal 2032 tutti i nuovi pensionati riceveranno assegni basati sul contributivo puro, ovvero prenderanno quanto avranno versato negli anni, avendo cominciato a lavorare dopo il 1996 cioè dall’entrata in vigore della riforma Dini.

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Con questo meccanismo è già prevista una forma di anticipo, ma a determinate condizioni. Uscita a 64 anni e 20 di contributi, ma la rendita maturata dovrà essere non inferiore a 2,8 volte l’importo dell’assegno sociale, circa 1.300 euro al mese. Traguardo difficile con i bassi salari, le carriere discontinue e i buchi previdenziali di tanti giovani. L’alternativa è allora aspettare i 67 anni della pensione di vecchiaia, potendo però contare su un assegno futuro di almeno una volta e mezzo quello sociale, 690 euro. Se non si arriva neanche a questo, per l’agognato riposo non resta che rassegnarsi ai 70 anni e oltre, destinati a salire ancora, perché legati all’incremento della speranza di vita.

I giovani precari e con bassi salari rischiano di essere pensionati poveri

Insomma, la pensione come miraggio e per di più un miraggio amaro: secondo alcune stime per il 60% di chi è entrato nel mondo del lavoro a metà degli anni ‘90, l’importo sarà sotto la soglia di povertà considerando anche che non è prevista un’integrazione al minimo. In questo contesto contributivo si fanno strada ipotesi per un’uscita anticipata che possa valere per tutti: ma prima si lascia la propria attività, meno contributi si versano, più magro sarà l’assegno. Anche di questo i giovani siano avvertiti.

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