Covid e lavoro, governo pensa di rifinanziare quarantena come malattia

Economia

Simone Spina

L’indennità non è più prevista da gennaio per i lavoratori privati che non possono svolgere attività in smart working. Chi entra in contatto con un positivo rischia così di perdere centinaia di euro. Il governo adesso pensa di reintrodurre l’aiuto. Il sistema sanitario di tracciamento dovrebbe garantire dal rischio di truffe

Operai, magazzinieri, ristoratori e tutti coloro che non possono lavorare in smart working. È su questa nutrita platea di italiani che pesa economicamente la quarantena che scatta quando si ha un contatto stretto, quindi ad alto rischio, con un positivo al Covid.

Dal marzo e fino al dicembre dell’anno scorso lo Stato aveva previsto in questi casi di pagare l’assenza del lavoratore, equiparandola alla malattia. Esauriti i 663 milioni del 2020, non sono stati messi da parte altri soldi, eccetto quelli destinati ai lavoratori fragili (282 milioni) ma solo fino al giugno di quest’anno.

La conseguenza è che se il signor Rossi ha, per esempio, cenato al chiuso con un parente contagiato, dovrà stare in isolamento per dieci o sette giorni (se vaccinato) e, se non può lavorare da casa, non avrà diritto ad alcuna indennità dall’Inps. Dovrà ricorrere alle ferie e a eventuali permessi o subire un taglio dello stipendio, che può essere di diverse centinaia di euro.

L’aiuto non viene più dato da gennaio, numeri ufficiali sulle quarantene non ce ne sono, ma saremo nell’ordine delle centinaia di migliaia, visto che nel primo semestre del 2021 sono stati presentati quasi 12 milioni e mezzo di certificati di malattia.

Il governo adesso vuole metterci una pezza, rifinanziando la misura, ma non è chiaro quanti quattrini vuole stanziare e se vorrà sciogliere altri nodi. Il mancato rifinanziamento non vale per i dipendenti pubblici, per i quali è previsto che si possa attingere ad altri fondi.

C’è poi il rischio che, ripristinando i finanziamenti, qualcuno ne approfitti invocando la quarantena anche se non necessaria. Sono le autorità sanitarie a decidere chi deve stare in isolamento e in base a questo provvedimento il medico di famiglia rilascia il certificato da inviare in fabbrica. Il sistema di tracciamento dovrebbe dunque garantire vita dura ai furbetti.

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