Ad agosto i primi soldi del Recovery, ma siamo già in ritardo sulle riforme

Economia

Lorenzo Borga

©IPA/Fotogramma

La Commissione Ue annuncia che i primi 25 miliardi sono in arrivo a giorni. Ma siamo già in ritardo sulle riforme promesse

Stanno arrivando i soldi del Recovery Fund (LO SPECIALE DI SKY TG24). Quattordici mesi dopo l’annuncio da parte della Commissione Europea del piano da 750 miliardi per la ripresa e il rilancio dell’economia europea, finalmente gli stati stanno per incassare i primi fondi. Secondo un portavoce della Commissione i pagamenti dei pre-finanziamenti sono previsti a inizio agosto. Per riceverli, gli stati devono firmare un accordo di finanziamento con Bruxelles: non appena saranno apposte le firme arriveranno i soldi. Per l’Italia si tratta di circa 25 miliardi di euro, il 13 per cento del totale. Assieme al nostro paese anche altri 11 sono in pole position per ricevere subito i primi fondi, tra cui Francia, Germania, Grecia, Portogallo e Spagna.

Soldi già spesi

L’arrivo dei miliardi del pre-finanziamento ha un valore altamente simbolico, ma in realtà il nostro paese ha già iniziato a spendere i soldi del Recovery. In alcune tabelle ufficiose, risulta che abbiamo impiegato nel 2020 circa 1,6 miliardi di euro, che ora potranno essere rimborsati. Ma perché accada l’Italia deve rispettare le condizioni che abbiamo sottoscritto nel recovery plan.

Siamo già in ritardo

Nel documento il governo aveva messo nero su bianco che la riforma del fisco avrebbe visto la luce entro il mese di luglio attraverso un disegno di legge delega. Lo stesso era stato scritto per la legge annuale sulla concorrenza, che in realtà annuale non è quasi mai stata: ha rispettato la cadenza solo nel 2017, dopo un iter parlamentare di due anni. Entrambe le riforme però, a quanto risulta oggi, dovrebbero essere rinviate a settembre e quindi non rispettare le scadenze iniziali, dopo che invece sul decreto semplificazioni e sulla governance del Recovery le istituzioni italiane avevano rispettato i tempi previsti. È vero che la Commissione non è costretta a dare la stessa importanza a tutti i ritardi, e che quindi potrà esserci una certa dose di tolleranza, ma è sulle riforme italiane che è acceso il faro dei governi europei che ci presteranno – e in alcuni casi, ci regaleranno – i loro soldi. In particolare quella della giustizia, penale, civile e tributaria, che abbiamo promesso di approvare entro la fine dell'anno e su cui la maggioranza di governo - per ora - non ha ancora trovato un accordo.

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