Blocco licenziamenti, tempi stretti: tutte le ipotesi sul tavolo

Economia

Vittorio Eboli

Dopo 15 mesi, il blocco dei licenziamenti scadrà il 30 giugno per grande industria ed edilizia. Il dibattito sulla possibile proroga è accesissimo, ma il tempo stringe e la maggioranza è divisa

Meno di tre settimane allo sblocco dei licenziamenti. E ancora tutto da decidere. Norma confermata? Proroga? Proroga selettiva per i comparti più in difficoltà? Dal qui al 30 giugno tutte le soluzioni sono sul tavolo, la scadenza è vicina ma la maggioranza sembra ben lontana dal trovare una linea comune. Anche perché lo scenario è senza precedenti e quindi fare previsioni ragionevoli è ardua impresa.

 

Stima UPB: 70mila posti a rischio

Cosa accadrà dal primo luglio? Da chi vede nero come i sindacati, che chiedono a gran voce lo slittamento al 31 ottobre per tutti, a chi vede rosa come gli industriali, che si professano pronti ad assumere, nei settori di maggior ripresa, nel mezzo si è posto da ultimo l’ufficio parlamentare di bilancio, che ha stimato una perdita di posti (scaglionata nel tempo) nell’ordine dei 70mila, quasi tutti nella grande industria, numeri sostanzialmente in linea – spiegano gli economisti – con le dinamiche che si avrebbero in tempi tra virgolette normali. Tempi che stringono, e anche gli strumenti eventualmente a disposizione scarseggiano: il decreto sostegni bis sarà approvato dal Parlamento presumibilmente non prima dei primi di luglio, quindi dopo la scadenza del blocco. La riforma degli ammortizzatori sociali, che serve per ‘parare’ l’eventuale emorragia, se tutto va bene arriverà a fine luglio/inizio agosto.

 

M5S per la proroga, PD e Lega per rinvio selettivo

Ci vorrebbe quindi un provvedimento ad hoc, che il premier Draghi, in assenza di un’ampia convergenza dei partiti di maggioranza, potrebbe non avallare. Mentre il M5S spinge per la proroga al 31 ottobre, Pd e Lega per una volta sembrano avvicinarsi su un rinvio selettivo, vista la disomogeneità della ripresa: blocco prorogato solo per quei settori – turismo, tessile, moda, in primis – dove si usa ancora massicciamente la CIG perché la ripresa (per restare in tema di ritardi) fatica ad arrivare.

 

 

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