Pillole di Recovery, seconda serie: fondi europei, quanti e quando?

Economia

191 miliardi. Ne abbiamo parlato per quasi anno, e alla fine la parte del Recovery Fund destinata all’Italia si è assestata su questa cifra.

Ai 191 miliardi si aggiungono altri soldi che l’Italia metterà di tasca sua (30 miliardi). E fuori dal Recovery Plan altri 13 miliardi del programma React Eu (che servono per spese più urgenti). Mettendo tutto insieme, sono 235 miliardi. Nessun paese ha un Recovery Plan (LO SPECIALE DI SKY TG24) di queste dimensioni.

L'Italia unico paese a prendere tutti i soldi

Il motivo è che l’Italia non solo ha più soldi di tutti ma è anche, tra i grandi paesi, l’unico che ha intenzione di chiederli fino all’ultimo euro. Prenderemo per intero i cosiddetti sussidi a fondo perduto (e questo lo fanno tutti). Ma anche tutti i prestiti, che dovremo poi restituire. Se gli altri preferiscono lasciarli lì (in tutto o in parte) il motivo è semplice: se bisogna fare debiti, per molti paesi costa meno farlo con mercati piuttosto che con l’Europa. Questione di spread.

Progetti nuovi e vecchi

Non tutti i soldi europei finiranno in progetti nuovi. 53 miliardi (più o meno un euro ogni quattro) serviranno per fare cose che avevamo già in cantiere. In sostanza le avremmo fatte comunque, ma il finanziamento europeo ci farà risparmiare qualcosa.

I 30 miliardi che abbiamo aggiunto di tasca nostra (e saranno debiti pure quelli) ci permettono invece di fare cose su cui l’Europa avrebbe storto il naso o che non saremmo riusciti a completare nei tempi voluti da Bruxelles.

I primi soldi a luglio

Se tutto va bene i primi bonifici da Bruxelles potrebbero arrivare a luglio o agosto. In totale un anticipo che potrebbe arrivare a 28 miliardi. L’equivalente di una corposa manovra di bilancio. A patto che tutto fili liscio e i faldoni che abbiamo mandato a Bruxelles siano ritenuti soddisfacenti. 

Vorrebbe dire che i primi soldi arriveranno a un anno e mezzo dall’inizio della pandemia e oltre un anno dall’annuncio del Recovery Fund. Sono i tempi europei. Ma va ricordato che altre misure sono state più tempestive e hanno avuto un impatto decisivo a difendere le nostre economie. Dall’azione della Bce alla sospensione dei vincoli di bilancio. Dal Mes (che è stato disponibile quasi subito ma non ha voluto nessuno) fino a Sure, gli aiuti europei contro la disoccupazione che l’Italia ha ricevuto per 16 miliardi già nel 2020.

I soldi per il 2021

In ogni caso, già da quest’anno il governo prevede di poter cominciare a spendere. Una quindicina di miliardi, divisi tra progetti di ampio respiro (come i quasi due miliardi per la transizione 4.0 destinata agli investimenti delle imprese) fino a impegni come i 34 milioni destinati a Cinecittà. Giù questo primo antipasto ci fa capire la vastità del Recovery Plan: dell’industria alla cultura, un filo rosso che vuole abbracciare in uno sguardo d’insieme tutto il paese.

Ma il cronoprogramma va molto più avanti: il dettaglio dei 160 progetti in cui verranno spesi i fondi in arrivo dall’Europa arriva fino al 2026. Con un calendario di spesa fitto che vedrà il suo apice nel 2024. Cinque anni per fare tutto. Per il nostro paese un problema inedito: quello di avere troppi soldi da spendere.

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