Recovery Plan Italia, 50 miliardi per Digitale, Turismo e Cultura

Economia

Simone Spina

©Ansa

La prima delle sei Missioni che compongono il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza assorbe circa il 27 per cento delle risorse europee e nazionali a disposizione. Tra i progetti: agevolazioni fiscali alle imprese, connessione internet veloce, sicurezza sismica e investimenti nel patrimonio artistico.

Rendere più digitale il Paese è la prima Missione del Piano Italiano per la Ripresa: 50,7 miliardi di euro, tra fondi europei e nazionali, da spendere in una serie di progetti che spaziano dalle reti internet veloci agli incentivi per le imprese all’innovazione, passando per la modernizzazione di scuola, sanità e turismo. Questo pilastro del Recovery Plan (secondo per risorse solo all’Ambiente) assorbe il 27 per cento dei soldi a disposizione.

 

Entrando nel dettaglio, vediamo che 18,45 miliardi sono destinati a Transizione 4.0, il programma di agevolazioni fiscali per le imprese che investono in tecnologia e ricerca. Questa voce, che punta a ringiovanire l’industria, vale quasi il triplo dei quattrini (6,71 miliardi) di quelli per la banda larga fissa e mobile, cioè connessione internet fino a venti volte più veloce dell’attuale, che interesserà soprattutto ospedali, scuole e le zone dove si naviga a rilento.

 

Al settore spaziale vanno 2,29 miliardi, in parte per finanziare progetti già nel cassetto ma anche per sviluppare tecnologie come quelle satellitari utili per monitorare i cambiamenti climatici.

 

La dote per rendere più digitale la Pubblica Amministrazione è di 10,95 miliardi. L’obiettivo è snellire la burocrazia, abbattere gli ostacoli che incontrano i cittadini quando hanno a che fare con la macchina statale, ridurre i costi e velocizzare i tempi della Giustizia.

 

Nella prima missione, infine, sono inclusi anche i fondi per Turismo e Cultura: 8,13 miliardi per un’ampia gamma di interventi: si va dalla sicurezza sismica alla valorizzazione dei siti storici, anche attraverso le tecnologie digitali, per potenziare quelli che Mario Draghi ha definito “due settori chiave per l’Italia”.

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