Intesa-Ubi, l'acquisizione è fatta: nasce la settima banca europea

Economia

Lorenzo Borga

La maggior parte degli azionisti di Ubi aderiscono all'offerta di Intesa San Paolo. Così nasce la settima banca europea. Potrebbe essere solo il primo episodio di una nuova serie di aggregazioni bancarie.

E acquisizione fu. Tra Intesa San Paolo e Ubi Banca si è concretizzata la fusione, fortemente cercata e voluta dalla banca torinese.

 

Tutto è partito a febbraio, quando Intesa ha lanciato la sua offerta di scambio agli azionisti di Ubi, che però allora in gran parte si erano detti non interessati. Era stato soprattutto  il “Comitato azionisti di riferimento” di Ubi Banca (Car), che controllava il 17,8 per cento delle azioni, a opporsi. Ma nelle ultime settimane - durante le quali le due banche si sono lanciate in massicce campagne pubblicitarie - la maggior parte degli azionisti si è lasciata convincere dalla lauta offerta: 10 azioni di Ubi Banca in cambio di 17 azioni di Intesa più un successivo premio in denaro.

 

E così la banca guidata da Carlo Messina ha conquistato il saldo controllo della banca bergamasca, con una quota superiore al 70 per cento. Dalla fusione si avvia a nascere il settimo gruppo bancario dell'Eurozona, con 5 miliardi di euro di utili. L'operazione è stata infatti di alto livello: Intesa è la prima banca italiana per capitalizzazione e per massa gestita, mentre Ubi era nella top-five. Secondo i manager di Intesa, il nuovo gruppo sarà capace di ridurre i costi e rafforzare il sistema finanziario italiano. La super-banca infatti, a loro dire, potrebbe diventare un leader nello scenario bancario europeo.

 

Una speranza che è anche della Banca Centrale Europea, che ha dato il suo via libera all'operazione e che da anni spinge per l'aggregazione degli istituti di credito. L'obiettivo è salvare il settore dalla crisi e dalla rivoluzione tecnologica. Le banche europee hanno infatti visto assottigliarsi di molto i ricavi negli ultimi anni: per questo fusioni e acquisizioni degli istituti potrebbero tagliare i doppioni e permettere economie di scala. Tra l'altro, banche più grandi sono anche percepite come più sicure dai risparmiatori. Ma tra gli esperti c'è anche chi ritiene che non sempre le aggregazioni siano benefiche per l'economia: banche troppo grosse potrebbero dare qualche problema alla concorrenza ed essere troppo distanti dal territorio per elargire crediti in maniera efficace.

 

Anche per questo l'autorità per la concorrenza italiana, guidata da Roberto Rustichelli, ha chiesto alcune garanzie. Per ottenere il via libera all'affare infatti Intesa San Paolo ha dovuto cedere 532 filiali a Bper e altri 17 li metterà all'asta, per scongiurare concentrazioni di mercato eccessive.

 

Ora l'ultimo passaggio, il processo di integrazione con Ubi, non arriverà prima della primavera 2021. E chissà che questa operazione possa essere solo la prima di un nuovo risiko bancario alle porte.

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