Coronavirus, cosa sono i coronabond che Conte chiede all'Ue

Economia

Vittorio Eboli

Cos'è a cosa serve, chi può emetterlo e chi può comprarlo. Mini-guida a uno strumento che tanti vorrebbero ma nessuno ha ancora fatto

Nel dibattito politico europeo si torna a gran voce a ipotizzare la creazione di eurobond: se ne parlò molto durante la crisi dell’Eurozona, nel 2011/12, non se ne fece nulla per la ferrea opposizione della Germania e i suoi alleati (fu al prima grande spaccatura tra paesi del Nord e del Sud). Ora il dibattito si è riacceso sui “Coronabond”, legati all’emergenza virus (LO SPECIALE - IL LIVEBLOG). Il principio è lo stesso. Vediamolo insieme in modo semplice, partendo dall’inizio.

Cos’è un bond?

È una obbligazione. Gli Stati chiedono soldi in prestito per finanziare le loro attività. Quelle ‘normali’, fisiologiche (pensioni, stipendi alla P.A., servizi ai cittadini come trasporti e sanità, spese militari, ecc.), e anche quelle straordinarie: sarebbe proprio il caso dell’epidemia di Covid-19.

Chi lo compra e perché?

Chi acquista i Titoli di Stato (grandi banche, società di investimento, fondi internazionali, piccoli risparmiatori) presta soldi ai Governi: otterrà il rimborso alla scadenza – sempre che non lo venda prima, sul mercato cosiddetto “secondario” – e riceve un interesse annuo, in percentuale ai soldi prestati (il “tasso d’interesse”, che quando un paese è percepito come rischioso, aumenta ).

Cos’è un “Eurobond”?

È uno strumento finanziario (che non esiste) emesso non da uno Stato, ma dai Paesi dell’Unione Europea nel suo insieme. In pratica, si mette in comune il debito tra più Paesi: ed è questo elemento che ha sempre frenato i paesi più ‘virtuosi’, coi conti più in ordine. Ossia la Germania e i suoi alleati, poco entusiasti (eufemismo) di emettere nuovo debito in comune coi Paesi più indebitati e coi conti meno in ordine (molti dei quali del Sud Europa: Grecia, Italia, e non solo). Avere debiti in comune presupporrebbe avere politiche fiscali comuni per poi ripagarli, quei debiti: unione che non si è mai realizzata.

Chi potrebbe emetterlo?

Due possibilità: o una istituzione europea in prima persona, oppure i singoli Stati – a seconda delle necessità – con garanzia comune continentale. Nel primo caso, non potrà essere la BCE: la Banca centrale europea, per statuto, non può prestare soldi ai singoli Governi, ossia non può emettere bond né comprare Titoli di Stato quando vengono emessi, ma solo sul “mercato secondario”, quando gli operatori se li scambiano tra loro, per cercare di far leva sui prezzi di questo mercato e mantenerli il più stabili possibile (questa sì, è la sua missione da statuto).

Potrebbe emetterli la BEI?

Potrebbe farlo, invece, la BEI: la Banca europea degli investimenti, nata proprio allo scopo di finanziare investimenti nei Paesi membri. Oppure potrebbe porsi come garante di obbligazioni europee emesse singolarmente dagli Stati dell’Unione. Resta comunque la principale indiziata per questo tipo diattività.

Cos’è un Coronabond?

È una obbligazione emessa per far fronte alle spese legate alla diffusione dell’epidemia. Per quali tipi di spese? Per due essenzialmente: anzitutto quelle sanitarie, per finanziare ospedali, medici, ricerca scientifica, acquisto di macchinari per la terapia intensiva e di strumenti di protezione contro il contagio (mascherine, guanti, tute, ecc.). E poi, quelle per rilanciare l’economia, messa in ginocchio dalle misure restrittive che, in quasi tutti i Paesi membri ormai, hanno ridotto al mimino essenziale le attività produttive. La chiusura di fabbriche, negozi, bar, ristoranti, studi privati, il rallentamento enorme per aerei, treni, pubblici uffici, ecc., porterà l’economia europea in recessione. Per entrambi i motivi, occorre una massiccia iniezione di denaro da parte dei Governi europei. E visto che non tutti hanno pari capacità di spesa, i “Coronabond” servirebbero proprio a raccogliere parte di quei soldi.

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