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Oxfam: aumentano disuguaglianze, 2mila Paperoni sono più ricchi di 4,6 miliardi di persone

6' di lettura

Nel report, diffuso alla vigilia del Forum di Davos, anche la situazione dell’Italia: il 10% più ricco possiede oltre 6 volte la ricchezza del 50% più povero, l’11,1% delle donne non ha mai avuto un lavoro. Più del 30% dei giovani guadagna meno di 800 euro lordi al mese

Un mondo dove la ricchezza è cresciuta, tra giugno 2018 e giugno 2019, ma è sempre concentrata al vertice della piramide distributiva, e dove la disuguaglianza è rappresentata da un’élite di 2153 Paperoni che detiene una ricchezza superiore al patrimonio di 4,6 miliardi di persone, circa il 60% della popolazione globale. È quanto fotografa Oxfam nel nuovo report "Time To Care" diffuso alla vigilia del World Economic Forum di Davos, che non lascia fuori l’Italia: nel nostro Paese il 10% più ricco possiede oltre 6 volte la ricchezza del 50% più povero.

Forti disparità tra i redditi dei lavoratori

Oxfam osserva che a livello globale l'1% più ricco, sotto il profilo patrimoniale, deteneva a metà 2019 più del doppio della ricchezza netta posseduta da 6,9 miliardi di persone. Ovvero: la quota di ricchezza della metà più povera dell'umanità - circa 3,8 miliardi di persone - non sfiorava nemmeno l'1%. Secondo i dati Oxfam, il patrimonio delle 22 persone più facoltose è addirittura superiore alla ricchezza di tutte le donne africane. Inoltre, il report osserva che in un mondo in cui il 46% di persone vive con meno di 5.50$ al giorno, restano forti le disparità nella distribuzione dei redditi, soprattutto per chi svolge un lavoro. Con un reddito medio da lavoro pari a 22$ al mese nel 2017, un lavoratore collocato nel 10% con retribuzioni più basse avrebbe dovuto lavorare quasi tre secoli e mezzo per raggiungere la retribuzione annuale media di un lavoratore del top-10% globale.

In Italia sempre più disuguaglianze

In Italia, spiega il report, la quota dei più ricchi è cresciuta in 20 anni del 7,6% a fronte di una riduzione del 36,6% di quella della metà più povera degli italiani. Allo stesso tempo, la quota di ricchezza in possesso dell'1% più ricco degli italiani supera quanto detenuto dal 70% più povero, sotto il profilo patrimoniale. Per quanto riguarda il lavoro, nel nostro Paese la quota del reddito da lavoro del 10% dei lavoratori con retribuzioni più elevate (pari a quasi il 30% del reddito da lavoro totale) supera complessivamente quella della metà dei lavoratori italiani con retribuzioni più basse.

In Italia i ricchi sono figli dei ricchi

Nel nostro Paese poi, osserva Oxfam, le condizioni socio-economiche si tramandano di generazione in generazione: i ricchi sono soprattutto figli dei ricchi e i poveri figli dei poveri. Un terzo dei figli di genitori più poveri, sotto il profilo patrimoniale, è destinato a rimanere fermo al piano più basso dell’edificio sociale (quello in cui si colloca il 20% più povero della popolazione), mentre il 58% di quelli i cui genitori appartengono al 40% più ricco, manterrebbe una posizione apicale.

Il 30% dei giovani guadagna meno di 800 euro lordi al mese

Dal punto di vista occupazionale, i giovani italiani che ambiscono a un lavoro di qualità devono fare i conti con un mercato profondamente disuguale, caratterizzato, a fronte della ripresa dei livelli occupazionali dopo la crisi del 2008, dall'aumento della precarietà e dalla vulnerabilità dei lavori più stabili. Oltre il 30% dei giovani occupati guadagna a oggi meno di 800 euro lordi al mese. Un quadro d'insieme contraddistinto da carenze nell'orientamento, debolezze sistemiche nella transizione dalla scuola al mondo del lavoro, da un arretramento pluridecennale dei livelli retributivi medi per gli occupati più giovani, dalla sotto-occupazione giovanile, da un marcato scollamento tra la domanda e l'offerta di lavoro qualificato. Fattori che costringono da anni tanti giovani laureati ad abbandonare il nostro Paese, in assenza di posizioni lavorative qualificate e di prospettive di progressione di carriera. "Tanti, troppi giovani italiani non studiano ne lavorano, lavorano per una paga risibile, meditano di partire in cerca di un futuro migliore - spiega Elisa Bacciotti, direttrice delle Campagne di Oxfam Italia - Servono interventi efficaci, per fare in modo che le giovani generazioni non siano lasciate indietro e al contrario siano, come è giusto, una risorsa per il nostro Paese. I giovani italiani reclamano un futuro più equo e aspirano a un profondo cambiamento della società, non più lacerata da disparità economico-sociali, ma più equa, dinamica e mobile: abbiamo la responsabilità di ascoltare le loro richieste".

Il 42% delle donne non lavora, in Italia l’1,1% non ha mai avuto un impiego

Anche dal punto di vista dell’occupazione femminile l’Italia registra cifre poco confortanti. Al 2018, l'11,1% delle donne non ha mai avuto un impiego per prendersi cura dei figli. Un dato di molto superiore alla media europea del 3,7%, mentre quasi 1 madre su 2 tra i 18 e i 64 anni (il 38,3%) con figli under 15 è stata costretta a modificare aspetti professionali per conciliare lavoro e famiglia. Una quota superiore di oltre 3 volte a quella degli uomini; le donne svolgono nel mondo più di tre quarti di tutto il lavoro di cura, trovandosi spesso nella condizione di dover scegliere soluzioni professionali part-time o rinunciare definitivamente al proprio impiego nell'impossibilità di conciliare vita e lavoro. Pur costituendo i due terzi della forza lavoro retribuita nel settore di cura - come collaboratrici domestiche, baby-sitter, assistenti per gli anziani - le donne sono spesso sotto pagate, prive di sussidi, con orari di lavoro irregolari e carichi psico-fisici debilitanti. A livello globale, le donne impiegano 12,5 miliardi di ore in lavoro di cura non retribuito ogni giorno, un contributo all'economia globale che vale almeno 10,8 trilioni di dollari all'anno, tre volte il valore del mercato globale di beni e servizi tecnologici; nel mondo il 42% delle donne di fatto non può lavorare perché deve farsi carico della cura di familiari come anziani, bambini, disabili, mentre solo il 6% degli uomini si trova nella stessa situazione.

La disuguaglianza genera populismo

Il dossier, osserva Oxfam, "getta nuova luce su un fenomeno che mette a repentaglio i progressi nella lotta alla povertà, mina la coesione e la mobilità sociale, alimenta un profondo senso di ingiustizia e insicurezza, genera rancore e aumenta in molti contesti nazionali l'appeal di proposte politiche populiste o estremiste". "Il rapporto è la storia di due estremi. Dei pochi che vedono le proprie fortune e il potere economico consolidarsi, e dei milioni di persone che non vedono adeguatamente ricompensati i propri sforzi e non beneficiano della crescita che da tempo è tutto fuorché inclusiva -  ha detto Elisa Bacciotti, direttrice delle Campagne di Oxfam Italia - Abbiamo voluto rimettere al centro la dignità del lavoro, poco tutelato e scarsamente retribuito, frammentato o persino non riconosciuto ne contabilizzato, come quello di cura, per ridarle il giusto valore".

Data ultima modifica 20 gennaio 2020 ore 08:02

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