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Via della Seta, Tria minimizza. Salvini: "Si tuteli interesse nazionale"

3' di lettura

La nuova “Silk Road” da fine marzo potrebbe vedere l’adesione dell’Italia, ma dalla Lega emergono dubbi sulla tenuta della difesa degli interessi nazionali. L’allarme Ue: "Minaccia i nostri valori, restiamo uniti"

La possibile adesione dell’Italia a fine marzo alla nuova Via della Seta (COS'È) preoccupa gli Usa e l’Europa. Ieri da Bruxelles avevano fatto sapere che sarebbe “un rischio per i valori comuni dell'Ue nel lungo periodo”. Oggi è arrivata, invece, la risposta del ministro dell’Economia Giovanni Tria: “Credo che si stia facendo un po' una tempesta in un bicchier d’acqua”. Ma lo scontro sull’accordo è anche interno al governo. La Lega ha espresso perplessità sulla tenuta della difesa degli interessi nazionali. Anche il vicepremier Matteo Salvini ha chiesto di "tutelare l'interesse nazionale", mentre il M5S spingerebbe per la firma del “Memorandum of understanding”. L’intesa sulla BRI, la Belt and Road Initiative, cosiddetta “Nuova Via della Seta”, dovrebbe essere sottoscritta il 21 marzo dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte e dal premier cinese. Il vicepresidente della Commissione Ue, Jyrki Katainen ha intanto commentato: "Valutiamo il protocollo come valutiamo tutti gli altri firmati dagli altri stati Ue".

Cosa prevede l’accordo

L’accordo prevedrebbe progetti infrastrutturali, terrestri e marittimi, e quindi porti, navi, ponti, strade, ferrovie ed anche le Vie della Seta digitali con la gestione della frequenza 5G e la relativa cessione.

Tria: “Si sta facendo confusione”

Per il ministro dell’Economia, però, sull’intesa si sta facendo confusione. “Non è un accordo, è un Memorandum of understanding - ha spiegato Tria - si ribadiscono i principi di cooperazione economico e commerciali presenti in tutti i documenti europei, nessuna regola commerciale ed economica viene cambiata”.

Ue: "Gli Stati ricordino le nostre regole"

Katainen, specificando che 13 Stati Ue hanno già firmato simili memorandum, ha ricordato a tutti i Paesi "che abbiamo le nostre regole sulla trasparenza e la concorrenza, quindi gli appalti pubblici devono essere aperti a tutti".

Salvini: “Non abbiamo pregiudizi, ma siamo prudenti”

Ieri la Lega aveva espresso perplessità sull’intesa sia dal punto di vista della sicurezza informatica che da quello dei rapporti commerciali. “Se si tratta di colonizzare l'Italia e le sue imprese da parte di potenze straniere, allora no”, aveva detto Matteo Salvini. Il ministro dell’Interno ha poi chiarito che sulla Via della Seta con la Cina “non ci sono pregiudizi, ma abbiamo prudenza”. “Siamo favorevoli al sostegno e all'apertura dei mercati per le nostre imprese - ha detto il vicepremier - altre però sono le valutazioni, sempre attente, che occorre fare in settori strategici per il nostro Paese come telecomunicazioni e infrastrutture”.

Di Maio: “Non è per nuove alleanze”

Durante un evento sugli incentivi, invece, Luigi Di Maio è tornato sulla questione spiegando che "la via della Seta non è assolutamente l'occasione per noi per stabilire nuove alleanze a livello mondiale e geopolitico, ma il modo per dire che dobbiamo riequilibrare le esportazioni di più sul nostro lato, un rapporto ora sbilanciato sulla Cina”. Il M5S infatti sarebbe favorevole all’accordo. Ieri, dal Movimento, avevano fatto sapere di essere sorpresi dalla “spaccatura della Lega” sull’adesione alla Bri: “Questa frattura interna fa male alle nostre imprese e al Made in Italy. Stiamo lavorando perché le imprese ci chiedono uno sforzo per portare l'Italia nel mercato cinese e non subirlo”.

Data ultima modifica 12 marzo 2019 ore 18:45

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