Dazi: accordo tra Cina e Usa (ma i contorni non sono chiarissimi)

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Finanza & Dintorni

Xi Jinping e Trump si sono parlati al G20 e hanno raggiunto un accordo di massima. Ma non è tutto oro quello che luccica. Dell'accordo circolano almeno tre versioni diverse. Ne parlo oggi nel mio blog (per tutti!). 

Un cessate il fuoco di 90 giorni. Questo il principale risultato – ufficiale, scritto nero su bianco nel comunicato diffuso dalla Casa Bianca - ottenuto dopo l’incontro tra Xi Jinping e Donald Trump al G20. Di fatto  quindi per tre mesi la guerra sui dazi è cristallizzata.

Ma i contorni dell'accordo non sono proprio limpidi e lo dimostra il fatto che ne esistono tre versioni.

Quella di Trump, che sull’Air Force One ha detto ai giornalisti che il governo cinese “toglierà tutti i dazi” e che su Twitter ribadisce che la Cina rimuoverà completamente le sovrattasse sulle auto che dagli Usa arrivano sul mercato cinese.

Quella della Casa Bianca che non parla – nel comunicato ufficiale – di ‘fine dei dazi’ da parte cinese, ma come anticipato di un accordo temporaneo di 90 giorni durante i quali non si alzeranno ulteriormente i dazi. Pechino - si legge – acquisterà una quantità corposa di prodotti nel settore dell’agricoltura, dell’energia e dell’industria per ridurre lo squilibrio commerciale tra i due paesi: squilibrio che si verifica poiché gli Usa comprano dalla Cina più di quanto vendano. I 90 giorni serviranno anche a superare le differenze riguardanti la protezione della proprietà intellettuale e i furti informatici.

Quella dei media statali cinesi dove la scottante questione cibernetica non è proprio menzionata.

Di certo la tempistica del cessate il fuoco non è casuale. Gli imprenditori e gli agricoltori americani si sono lamentati con l'amministrazione Trump dato che i dazi li hanno messi in difficoltà. La sconfitta in alcuni seggi durante le elezioni di metà mandato avrebbe poi definitavemente convinto il presidente ad alleggerire le tensioni. Resta scetticismo sul fatto si arrivi a un vero e proprio accordo.

I dazi, vale la pena ricordarlo, non sono lontani da noi. Come visto nei mesi scorsi nel mirino di Trump c'è anche l'Europa. L'Italia nello specifico è esportatore netto verso gli Stati Uniti. Le sovrattasse sui prodotti in dogana (i dazi appunto) che li rendono più costosi, e quindi più difficilmente vendibili, toccano anche noi che agli americani vendiamo più di quanto compriamo.

 

 

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