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L’uomo che salvava le auto, ma non se stesso

1' di lettura

Con l’arresto in Giappone di Carlos Ghosn, finisce la storia di uno dei top manager più discussi del mondo automobilistico degli ultimi 20 anni 

Finisce anche l’era del Faraone. Veniva chiamato, o meglio, etichettato così dagli addetti ai lavori Carlos Ghosn, il carismatico, dall’ego ingombrante e irruento “capo” del gruppo Nissan-Renault-Mitsubishi capace, sotto di lui, di scalzare nella prima parte dell’anno Volkswagen dal primo posto nella classifica mondiale di auto vendute.

Nato in Brasile, di origini libanesi e cittadino francese, Ghosn ha iniziato la sua carriera in Michelin, prima di passare alla Renault. È entrato a far parte di Nissan nel 1999, dopo che Renault ha acquisito una partecipazione di controllo e ne è diventato l'amministratore delegato nel 2001.

Si deve a lui la geniale intuizione di creare un nuovo segmento C, per inserire un modello a metà tra berlina e suv chiamato Qashqai che salvò la Nissan dopo il disastro dell’Almera e divenne il capostipite dei crossover. Quando venne presentata a settembre al salone di Parigi 12 anni fa in molti storsero il naso, ma, merito anche di una azzeccata campagna pubblicitaria, quando entrò in produzione a febbraio Nissan dovette subito far fronte ad un eccesso di domanda.

Ma prima di salvare Nissan, Ghosn merita di essere ricordato anche per un altro salvataggio, quello di Renault che nel 1996, da statale, era diventata un’azienda privata (anche se lo Stato ancora oggi possiede una quota pari quasi al 15 per cento ed ha un doppio diritto di voto). Allora era il vicepresidente esecutivo del marchio della losanga e si mise al lavoro operando tagli feroci per quasi 20 miliardi di franchi di allora riuscendo a risollevare la casa. Stesso risultato raggiunto come dicevamo in Nissan che, da società che negli anni Novanta non aveva mai o quasi prodotto utili, divenne nel 2003 il fiore all’occhiello del gruppo e ancora oggi viene ricordata come una delle imprese economiche più straordinarie di sempre. Ghosn divenne così famoso in Giappone che fecero in suo onore dei manga con lui protagonista.

Ironia della sorte proprio in Giappone si è consumato l’ultimo atto di uno dei top manager che hanno contrassegnato gli ultimi 20 anni del mondo dell’auto. Era il più longevo Ceo alla guida di un marchio automobilistico insieme ad un altro manager dalle caratteristiche quasi simili. Irruento, decisionista, accentratore ma capace di riconoscere ed esaltare il talento di chi lavorava con lui. Quel manager si chiamava Sergio Marchionne, guidò Fiat e poi Fca per 14 anni (Ghosn si è fermato a 13) e della sua mancanza ce ne accorgiamo ogni giorno che passa, certi che non avrebbe mai subito l’onta delle manette per aver frodato l’azienda che, anche qui similitudini con Ghosn, lui stesso salvò dal fallimento per poi riportarla in alto.

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