Pernigotti chiude lo stabilimento di Novi Ligure dopo 160 anni

Economia
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Nata nel 1860 e divenuta sinonimo di golosità in tutto il mondo, l'azienda proprietaria ha chiuso la fabbrica piemontese, ma assicura: "La produzione resterà in Italia"

Gianduiotto Pernigotti addio. L'azienda di Novi Ligure, in provincia di Alessandria, chiude i battenti e mette fine a una tradizione dolciaria che vantava 160 anni di storia. E alla diffusione su scala globale di gianduiotti, torroni e cremini piemontesi.

La produzione resterà in Italia

L'azienda proprietaria ha precisato che Pernigotti intende "esternalizzare le proprie attività produttive unicamente presso il territorio nazionale". Per questo motivo è alla ricerca di un partener industriale "a cui affidare la produzione" con l'obiettivo di "ricollocare il maggior numero possibile di dipendenti coinvolti presso aziende operanti nel medesimo settore o terzisti". Un dialogo che sarebbe già avviato "con alcune importanti realtà italiane del settore dolciario". Critiche alla chiusura dello stabilimento piemontese sono arrivate dal sindaco di Novi Ligure, Rocchino Muliere: "Una decisione assurda e inaccettabile. Occorre capire le cause che hanno portato la proprietà a presentare sempre solo perdite, nonostante il settore dolciario tiri. Una proprietà che non ha mai investito un euro sullo stabilimento".

La piazza del Mercato a Novi, gli inizi

Tutto ha inizio nel 1860, quando Stefano Pernigotti apre nella piazza del Mercato, a Novi Ligure, una drogheria specializzata in 'droghe e coloniali', famosa in tutta la zona (parliamo degli anni in cui Torino è capitale d'Italia) per la produzione di un pregiato torrone. Fuori dal negozio c'è sempre la fila e l'operoso Stefano per accontentare tutti i suoi avventori decide di allargare l'impresa e nel 1868 fonda insieme al figlio Francesco la "Stefano Pernigotti & Figlio", azienda specializzata in produzione dolciaria. È il primo giugno e il capitale per l'impresa ammonta a seimila lire

Lo stemma del Re e l'intuizione di Francesco

La mostarda e il classico torrone di Natale sono i piatti forti dell'azienda Pernigotti, che inizia a esportare i suoi dolci prelibati in molte città del nuovo Regno d'Italia. A rendere famose le prelibatezze al cioccolato di Novi è soprattutto la golosità della famiglia Reale italiana, di cui Pernigotti diviene fornitore ufficiale. Tanto che il 25 aprile del 1882 Re Umberto I in persona suggerisce e concede a Pernigotti d'innalzare lo stemma reale sull'insegna della sua fabbrica. Stemma che accompagnerà il logo dell'azienda fino al 2004. Sono anni di soddisfazioni e investimenti che porteranno la fabbrica, ad allargarsi e assumere nuovo personale. E quando arriva la Prima Guerra Mondiale e il blocco delle importazioni di zucchero decretato dal Governo italiano rischia di mandare all'aria gli sforzi e i successi ottenuti, Francesco ha un'intuizione che gli permette di trasformare l'ostacolo in opportunità: lo zucchero viene sostituito con il miele e soprattutto il torrone ne guadagna, in gusto e consistenza. Tanto che l'uso del miele per alcune lavorazioni non sarà mai abbandonato.

Storia del gianduiotto

Nel 1919 a Francesco succede il figlio Paolo, che prende le redini dell'azienda di famiglia. È un periodo molto fiorente ma la vera svolta arriva qualche anno più tardi, nel 1927 quando viene avviata per la prima volta la produzione industriale del gianduiotto, il nobile cioccolatino a forma di barca rovesciata nato ufficialmente a Torino nel 1865 e arricchito con l'inconfondibile sapore delle nocciole gentili delle Langhe. Per la Pernigotti sono anni di successi e riconoscimenti. Uno per tutti il prestigioso 'Diploma di Gran Premio' conseguito all'Esposizione nazionale e internazionale di Torino. Nel 1935, poi, Paolo Pernigotti compra la cremonese Enea Sperlari, specializzata nella produzione del torrone, e l'anno successivo si cimenta in una nuova scommessa, i preparati per gelateria. Scommessa vinta, con un prodotto che ancora oggi si trova sui banchi di negozi e supermercati. Un'altra svolta per l'attività si ha nel 1944. Un bombardamento distrugge la fabbrica che viene ricostruita negli ex magazzini militari di viale della Rimembranza, dove ancor oggi la Pernigotti ha sede. La nuova sede offre opportunità di crescita e nel 1971 l'azienda si allarga ancora e acquista la Streglio, specializzata nei prodotti a base di cacao.

La crisi, i lutti e la conquista turca

Con gli anni Ottanta sopraggiunge un periodo di crisi che porterà alla cessione della Sperlari nel 1981 agli americani della H.J.Heinz Company. Poi nel 1995 Stefano Pernigotti, succeduto da qualche anno al padre Paolo, perde i due giovanissimi figli in un incidente in Uruguay e, rimasto senza eredi, nell'estate del 1980 decide di cedere lo storico marchio novese alla famiglia Averna (quella del famoso amaro). Nel 2000 cede anche la Streglio a una nipote. L'11 luglio 2013 la famiglia Averna vende al gruppo turco Toksoz. Ieri la famiglia Toksoz ha deciso di chiudere i battenti dello stabilimento di Novi Ligure, lasciando a casa 100 lavoratori. Il marchio non è stato dismesso.

 

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