Tesla verso la privatizzazione. Quali sono le prospettive?

Un punto di rifornimento Tesla a Sarentino presso l'hotel Bad Schorgau
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Tesla verso la privatizzazione. Nel blog di oggi parlo del perché Elon Musk vuole fare questa operazione. E poi, cosa devono fare oggi gli azionisti? Quali sono le prospettive? 

Mentre la borsa navigava tranquilla verso la fine della giornata, il tweet dell'eclettico imprenditore Elon Musk ha provocato una semi-tempesta. Via Twitter ha palesato l'intenzione di privatizzare la sua società, Tesla (quotata a Wall Street), a 420 dollari ad azione. Significa che pagherà questa somma a chi vorrà vendergli le quote che possiede sul mercato, per poi ritirarla dalla borsa.

Privatizzare vuol dire appunto in questo caso togliere il titolo dalla borsa. Musk oggi possiede il 20% di Tesla. Ha bisogno di 50 miliardi di dollari per comprare le azioni dagli altri azionisti, cui si aggiungono 10 miliardi di dollari di debito. Numeri che parlano di un'operazione gigantesca, che supererebbe l'acquisizione di 45 miliardi di dollari del gigante energetico texano - Energy Future Holdings - nel 2007. 

Non è la prima volta che Musk segnala questa intenzione: aveva già detto che la società produttrice di auto elettriche sarebbe stata molto più efficiente se privatizzata. Perché? Anzitutto terrebbe più segrete informazioni che spesso si devono divulgare, proprio perché quotati, agevolando i rivali. Inoltre, il proprietario di una società privata ha maggior controllo su qualsiasi decisione operativa. Non deve per forza rispettare le attese degli investitori sui risultati trimestrali.

Vi faccio un esempio per essere chiara. La missione di Tesla è ambiziosa - dallo spazio ai treni alle macchine elettriche - e in questo momento punta ad accelerare sull'utilizzo delle energie rinnovabili. Se ora è costretta a centrare il target della produzione di 5000 auto Model 3 a settimana per compiacere investitori e azionisti, per l'azienda - secondo Musk - sarebbe invece più importante lavorare sulla fabbrica di modo sia equipaggiata al meglio per il futuro (e non tanto su quante unità vengono prodotte alla settimana). 

Una cosa però a Musk va detta: non ti puoi lamentare della Borsa e poi parlare a mercati aperti sapendo che il titolo schizzerà verso l'alto. Nel suo tweet che leggete qui - Musk ha anche citato il prezzo con cui vorrebbe fare questa operazione. Una comunicazione senza precedenti, che solleva domande sulle sue intenzioni e che qualcuno potrebbe definire manipolazioni di mercato. 

Io per esempio mi chiedo: questo c'entra con il fondo sovrano dell'Arabia Saudita che ha manifestato l'intenzione di comprare una quota della azienda e che magari lo aiuterà a trovare i fondi che gli servono per portare a casa questa operazione?

Interessanti la reazioni a Wall Street. Diciamolo, Musk ad oggi non ha prodotto un centesimo di utile. Significa che l'azienda spende tantissimo in costi e ancora non guadagna. Eppure nessuno vuole mollare il titolo. Come farà Musk a incentivare gli azionisti a vendergli le loro quote? Molti degli investitori pubblici non possono investire in società private e saranno forzati a vendergli le azioni. Ma perché gli altri azionisti dovrebbero vendergli i titoli a 420 dollari, il 16% in più dei valori attuali, quando in prospettiva - e se realizzerà le promesse - Tesla ne varrà ben di più? Per molti non è abbastanza. 

(Piccola parentesi, cari lettori: quando è apparso il tweet in molti hanno pensato ad uno scherzo dato che '420' è un codice che viene utilizzato per il supporto alla cannabis. Invece Musk era molto, ma molto, serio). 

 

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