Accordo Ue-Messico: stop dazi su pasta, gorgonzola e cioccolata

Cadranno le tariffe sulle importazioni in Messico di pasta (Foto d'archivio: Fotogramma)
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Eliminati numerosi ostacoli agli scambi commerciali. Il ministro Carlo Calenda lo definisce un passo "importante" per le piccole e medie imprese italiane. Critica la Coldiretti: scelta "autolesionista", sottolinea, "così è un potenziale via libera al Parmesano"

L'Unione europea e il Messico hanno raggiunto un accordo politico per l'eliminazione di numerosi ostacoli agli scambi commerciali. In base alla nuova intesa non sarà più soggetto a dazi e tariffe il 99% dell'interscambio di merci, compresi i prodotti agricoli. Oltre alla pasta beneficeranno di questo nuovo trattamenti i formaggi, tra cui il gorgonzola, i prodotti a base di carne di maiale e la cioccolata. Per il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda grazie a questo accordo si creeranno "le condizioni per rafforzare i benefici per le nostre aziende, soprattutto Pmi, che potranno avvantaggiarsi degli abbattimenti tariffari e delle semplificazioni doganali e regolamentari". Critica invece la Coldiretti che denuncia: è una "scelta autolesionista" da parte dell'Ue. Così, aggiunge, è un via libera a "Parmesano, salamini italiani e vino Dolcetto Made in Messico".

L'accordo

Il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker ha osservato che "con questa intesa il Messico si aggiunge a Canada, Giappone e Singapore nella lista dei Paesi che vogliono lavorare con l'Ue per difendere un commercio equo e aperto". Grazie al nuovo patto 340 Igp europee saranno garantite contro le imitazioni e cadranno le tariffe sulle importazioni in Messico di pasta. L'intesa aggiorna l'accordo sul commercio bilaterale in vigore dal 2000 e grazie ad essa il 99% dell'interscambio di merci, compresi i prodotti agricoli, non sarà più soggetto a dazi e tariffe. L'accordo dovrebbe essere formalizzato entro la fine dell'anno per essere poi sottoposto all'approvazione del Consiglio e del Parlamento Ue.

Calenda: passo importante, relazioni eque

La notizia del raggiungimento dell'intesa "è una importante novità", ha dichiarato il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda. "Nel momento in cui, da un lato, nuove spinte protezionistiche si affacciano all'orizzonte e, dall'altro, è forte il bisogno di governare la globalizzazione", prosegue, "questo accordo è un passo importante verso l'affermazione di un principio di relazioni commerciali internazionali basate su di una equa ripartizione dei benefici del commercio e sul rispetto di alti standard sociali ed ambientali". "Con la conclusione del negoziato", aggiunge Calenda, si creeranno "le condizioni per rafforzare i benefici per le nostre aziende, soprattutto Pmi, che potranno avvantaggiarsi degli abbattimenti tariffari e delle semplificazioni doganali e regolamentari. Potremo infatti beneficiare di una liberalizzazione daziaria al 99% , - di cui 98% all' entrata in vigore - oltre che dell'abolizione dei dazi sul formaggio (ora fino al 20%) pasta (20%) carne di maiale (45%), della protezione di numerose indicazioni geografiche, e di una forte riduzione delle formalità per l'esportazione dei beni industriali sia a livello regolamentare che doganale. Tutto questo avverrà nel rispetto dei nostri principi, incluso quello di precauzione, e con un forte impatto anche sul rispetto degli standard ambientali e sociali".

Coldiretti: scelta europea autolesionista

Critico invece il parere della Coldiretti. L'accordo commerciale fra Unione europea e Messico, afferma la Confederazione nazionale dei coltivatori diretti , è il frutto di una "scelta autolesionista" da parte della prima. Il nuovo accordo, prosegue, permette al Messico di "produrre e vendere oltre il 90% degli 817 prodotti a denominazione di origine nazionali riconosciuti in Italia e nell'Unione Europea". L'associazione teme un via libera a Parmesano, salamini italiani e vino Dolcetto Made in Messico. "La tutela delle denominazioni avrebbe dovuto rappresentare un obiettivo primario", sottolinea Coldiretti. "Il furto di identità delle produzioni più tipiche è un costo troppo elevato per l'Italia" e "non è certo compensato dalla riduzione delle barriere tariffarie per il formaggio e per la pasta con le esportazioni dall'Italia che nel 2017 sono state pari rispettivamente al valore di 3,3 milioni di euro e di 6,3 milioni di euro, anche per gli effetti della delocalizzazione industriale".

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