Smart Working, nel 2017 in Italia ha coinvolto 305mila lavoratori

Gli smart workers italiani nel 2017 sono 305mila (archivio Ansa)
6' di lettura

Secondo un rapporto di Jobsinaction, in quattro anni sono aumentati del 60% gli italiani che hanno deciso di optare per un lavoro oltre gli orari d'ufficio. E una ricerca del ministero sostiene che il numero degli italiani occupati è tornata ai livelli pre-crisi

Il numero degli occupati in Italia è salita ai livelli di prima della crisi. Lo riporta il "Corriere della Sera" citando il primo rapporto annuale del mercato del lavoro, realizzato dal ministero, Istat, Inps, Inail e Anpal.

Ancora indietro sulle ore lavorate

Stando ai dati del rapporto, nel 2017 sono 25 milioni le persone che lavorano in Italia, una cifra di poco inferiore ai 25,4 milioni attivi nel 2008. Ma se il dato sulle unità sembra essere confortante, l'Italia sembra essere ancora indietro sul terreno delle ore lavorative totali che, nel 2017 sono state 21,6 miliardi, contro le 23 miliardi del 2008. Sarebbero aumentati i lavoratori a dispetto del tempo richiesto dai datori. Un dato che denota come siano in aumento i cosiddetti "lavoretti", che nel 2016 hanno riguardato 4milioni di persone, contro i 3milioni del 2012. Si tratta, scrive il Corriere, di contratti a termine di tre mesi - che coprono quasi la metà del totale -, oltre che di voucher, poi aboliti, di collaborazioni e di altre prestazioni occasionali.

Il tasso di disoccupazione giovanile

La situazione sembra essere particolarmente difficile per i giovani, con un tasso di occupazione che tra i 15 e i 34 anni è sceso di 10 punti, arrivando al 39,9%, in un lasso di tempo compreso tra il 2008 e il 2016. Salgono invece i lavoratori della fascia compresa tra i 55 e i 64 anni che, anche per effetto della riforma sulle pensioni, raggiungono un tasso di occupazione superiore al 50% (in aumento di 16 punti). Buone notizie anche per coloro che hanno già un rapporto di lavoro: la quota dei lavoratori che hanno dichiarato di avere un rapporto di lavoro a dodici mesi dall'assunzione è salita dal 74,1% del 2012-2013, al 78,9% del periodo 2015-2016. Il rapporto chiude con proiezioni non rosee per il nostro paese, indicando come nei prossimi 20 anni è "altamente probabile che l’Italia perderà 3 milioni e mezzo di individui in età lavorativa".

Lo smart working in Italia

E se le previsioni sul numero dei lavoratori attivi sembrano essere negative, il cambio di passo nel mercato del lavoro nostrano sembra essere offerto dai cambiamenti nelle modalità di domanda e offerta. Cresce la pratica dello smart working in Italia dove nel 2017 i lavoratori che scelgono dove, come e quando lavorare ammontano a circa 305mila persone. Lo rivela l'ultima ricerca redatta da Jobsinaction sui dati dell'Osservatorio sullo Smart Working del Politecnico di Milano, presentata il 12 dicembre a Roma.

Chi è lo smart worker

Il rapporto, presentato nella Sala Koch del Senato nel corso del convegno "Smart Working ed evoluzioni normative", fa il punto sulle evoluzione del fenomeno in Italia. "Sono più di 305mila i lavoratori in Italia che grazie ad accordi con le aziende possono scegliere dove, quando e come lavorare: si tratta di impiegati, quadri e dirigenti che lavorano in aziende pubbliche o private con più di 10 dipendenti", ha dichiarato Fiorella Crespi, direttore dell'Osservatorio. Secondo i dati, gli oltre 300mila smart worker italiani hanno in media 40 anni, lavorano al Nord, per il 68% sono uomini e, rispetto al 2013 sono aumentati del 60% e del 14% rispetto al 2016. Questi alcuni dei dati emersi dal report che precisa come in Italia oltre il 6% delle persone potenzialmente interessate allo strumento del lavoro smart ne stiano già beneficiando. Un dato importante, ma ancora sostanzialmente lontano da quello europeo che registra una media del 17% della platea interessata allo smart working che è concretamente coinvolta.

L'approccio delle imprese

Secondo i dati dell'Osservatorio, il rapporto tra le imprese e il lavoro agile dei suoi dipendenti coinvolge ancora meno della metà dei soggetti presenti sul territorio italiano. Ammonta precisamente al 36% la percentuale delle grandi imprese che ha già lanciato progetti di smart working strutturati (era il 30% nel 2016). Un'azienda su due ha avviato o sta per avviare un progetto, ma le iniziative che hanno portato veramente a un ripensamento complessivo dell'organizzazione del lavoro sono ancora limitate. Tra le Pmi, chiarisce il rapporto, l'interesse per lo smart work cresce, anche se a prevalere sono approcci informali. Ultimo capitolo è quello della Pubblica amministrazione, dove solo il 5% degli enti ha attivi progetti strutturati e un altro 4% pratica lo Smart Working informalmente.

Riorganizzare il modello

Dal report è emersa anche la necessità di promuovere un modello di organizzazione innovativo del lavoro attraverso nuovi approcci manageriali, di gestione delle risorse umane e di flessibilità degli orari di lavoro più orientata a limiti di orario settimanale e non giornaliero. Si tratta, in pratica, di ricercare "Un nuovo modo – riporta lo studio - di concepire mansioni, compiti e giornata lavorativa, valorizzando alla fine i risultati dello svolgimento dell'attività, piuttosto che le ore impiegate per realizzarla". Secondo il report, l'utilizzo intensivo di questo strumento coinvolgendo il 70% della platea potrebbe portare a un aumento di produttività di circa il 15% per lavoratore che a livello di sistema Paese significherebbero 13,7 miliardi di euro in benefici complessivi. "In Microsoft - ha spiegato Silvia Candiani, amministratore delegato Microsoft Italia - abbiamo introdotto lo Smart Working oltre 10 anni fa: questo ci ha consentito di organizzare il lavoro in modo più flessibile e attento alle responsabilità dei singoli. Il 79% dei dipendenti dichiara di essere più produttivo. Ci auguriamo che siano sempre più numerose le aziende a implementare il lavoro agile e a coglierne opportunità e benefici".

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