L’ad di Electrolux: "Non lasceremo l’Italia"

Economia
Ernesto Ferrario, ad di Electrolux

Ernesto Ferrario in audizione al Parlamento dopo il caso scoppiato nelle ultime settimane: “Non abbiamo mai detto che chiuderemo lo stabilimento di Porcia”. Prossimo tavolo convocato per il 17 febbraio. Intanto i sindacati bocciano il piano dell’azienda

Electrolux non ha intenzione di lasciare l'Italia ma la produzione di lavatrici, realizzata a Porcia (Pordenone), è in perdita a causa del costo del lavoro eccessivo e, per essere mantenuta, serve un contributo del governo per prorogare la formula delle 6 ore lavorate più 2 ore di solidarietà. Lo ha detto in una audizione parlamentare l'Ad in Italia della multinazionale svedese, Ernesto Ferrario, ribadendo l'obiettivo di ridurre di 3 euro il costo dell'ora lavorata pari all'8-9% subito, che diventa circa il 15% nel triennio del piano. "Non vogliamo lasciare l'Italia. Non vogliamo arrivare al costo del lavoro di Polonia o Romania, un target del 15% ci sembrava raggiungibile. In Spagna, per esempio, hanno tagliato del 10%", ha detto Ferrario in commissione Industria del Senato.

“Non vogliamo ridurre l’orario a 6 ore” - Quanto alle stime del sindacato, secondo cui al 15% annunciato si aggiunge un altro taglio del salario del 25% determinato dalla volontà dell'azienda di ridurre a 6 le ore di lavoro giornaliere, rispetto alle attuali sei più due di solidarietà, il manager ha detto: "Non vogliamo ridurre l'orario a sei ore, e comunque non potremmo farlo per legge. La nostra richiesta è di prolungare il 6+2 con il contributo di solidarietà del governo".
"L'aumento del 40% è una cifra estrapolata dal sindacato ma non c'è un singolo documento dove abbiamo chiesto questo. Noi abbiamo chiesto la solidarietà per mantenere il 6+2", ha aggiunto.

Senza aiuti, si prospetta solo un piano annuale - Il manager ha detto di aver avuto un incontro al ministero dello Sviluppo. "Abbiamo un nuovo meeting [con governo e sindacati, ndr] il 17 febbraio. Speriamo che gli altri arrivino con una proposta concreta. Se non si può cambiare niente noi non riusciamo a cambiare niente". "Se non riceviamo informazioni andiamo a un piano annuale, non possiamo fare un piano quinquennale". Nel documento diffuso nella giornata di lunedì 3 febbraio, Electrolux si è impegnata a presentare anche un piano industriale per Porcia, finora assente, il 17 febbraio. "Non abbiamo mai detto questo. In nessun documento c'è scritto che noi chiudiamo Porcia", ha infine chiarito l'ad di Electrolux Italia, Ernesto Ferrario, alla domanda se possa escludere la chiusura dello stabilimento, dicendo comunque di aspettare il prossimo tavolo del 17.

Proposta Electrolux bocciata dai sindacati - Intanto è stata giudicata "irricevibile" dal segretario confederale Cisl Luigi Sbarra la proposta avanzata da Electrolux relativa al piano industriale. "Il tavolo aperto al Mise - commenta - deve arrivare a far emergere, da parte di Electrolux, una chiara scelta industriale, sulla qualità dei prodotti, i mercati di vendita e soprattutto sugli investimenti in tutti i siti, con un progetto di sviluppo dei territori e di salvaguardia dell'occupazione". Per Sbarra al momento attuale "è inaccettabile, da parte dell'azienda, sia l'enfasi sui soli costi del lavoro, sia l'annuncio di investimenti modesti e poco chiari e soprattutto, il silenzio sul futuro del sito di Porcia, che per capacità tecnologica ed innovativa rappresenta una realtà industriale di grande rilievo nel proprio territorio".

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