Esodati, Confindustria: no a prelievo del 3% su redditi alti

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Il vicepresidente degli industriali Regina definisce "iniqua" la tassa su chi guadagna oltre 150mila euro per trovare la copertura per chi è rimasto senza pensione e lavoro. Confcommercio: "Il 18% delle famiglie non arriva a fine mese"

"Il contributo di solidarietà del 3% sui redditi sopra i 150 mila euro" a favore degli esodati "è iniquo, si aggiunge ad un prelievo analogo ancora in essere" previsto dal decreto Salva Italia. Così il vice presidente di Confindustria Aurelio Regina, ospite a RadioAnch'io su Radio1 Rai, commenta la nuova misura da cui potrebbe venire la copertura per chi è rimasto senza pensione e senza lavoro. Questo contributo per finanziare l'ampliamento delle garanzie per gli esodati colpisce, secondo Regina, "una fascia di popolazione che è l'unica che spende minacciando ulteriormente i consumi".

La proposta di estendere la copertura degli esodati contando sul prelievo arriva dalla commissione Lavoro della Camera, con un emendamento approvato all'unanimità dai deputati, contro il parere del governo che sottolinea la mancanza di copertura finanziaria. Una soluzione che non piace a Confindustria, mentre viene definita "un'indicazione credibile" dal segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, ospite a "RadioAnch'io" su Radio1 Rai.

Intanto ai malumori degli industriali si aggiungono, sempre in tema di pressione fiscale, quelli di Confcommercio. "Abbiamo una pressione fiscale vicina al record mondiale" è l'allarme lanciato da Mariano Bella, direttore ufficio studi Confcommercio, durante la presentazione dei dati semestrali dell'osservatorio su consumi e fiducia. "Ritengo paradossale che la legge di stabilità 2013 faccia delle correzioni sul 2012. Inoltre - continua Bella - non è ancora possibile individuare da qui a fine anno il peso della fiscalità. Questa incertezza genera  minore propensione al consumo".

E secondo una ricerca Censis-Confcommercio sono 4,5 milioni le famiglie italiane (pari al 18% del totale) che negli ultimi sei mesi non sono riuscite a coprire per intero, con il proprio reddito, le spese familiari ed è aumentata dal 13,3% al 21% la quota di chi posticipa i pagamenti rispetto a sei mesi fa.

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