Censis: la contraffazione brucia 110mila posti di lavoro

Economia
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Una ricerca del centro studi e del ministero dello Sviluppo economico: il mercato del falso fattura 6,9 miliardi. Il 42,3% dei casi in Campania. Tra i settori più colpiti l'abbigliamento: "Consumatori indifferenti al fatto di compiere un illecito"

Senza la contraffazione in Italia ci sarebbero 110 mila posti di lavoro in più e 1,7 miliardi di entrate per il fisco. E' quanto emerge da una ricerca del Ministero dello Sviluppo economico con il Censis secondo cui se i prodotti falsi fossero venduti sul mercato legale, la produzione salirebbe di 13,7 miliardi e le imposte (indotto incluso) di 4,6 miliardi.
Il mercato del falso, stando a quanto si legge nella ricerca, fattura 6,9 miliardi di euro ed è così esteso che "non esiste prodotto che non possa essere imitato e venduto". Per i cosmetici la crescita della contraffazione è stata di almeno 15 volte in 10 anni. I settori più colpiti sono l'abbigliamento e gli accessori con un giro d'affari del falso di 2,5 miliardi, i cd, dvd e software (1,8 miliardi) e l'alimentare (1,1).

Consumatori indifferenti -
Secondo la ricerca, a sostenere il mercato è una domanda "consistente" da parte dei consumatori che sono "indifferenti al fatto di compiere un atto illecito e convinti di fare un affare". La contraffazione spazia dai gioielli alle calzature, dal design ai giocattoli e perfino i medicinali. Il fenomeno non riguarda solo l'imitazione di marchi, ma anche di modelli registrati, per esempio nella pelletteria e nell'arredo, la falsificazione dell'indicazione made in Italy e l'Italian sounding nell'alimentare e l'importazione parallela sottocosto di prodotti destinati ad altri mercati, soprattutto per make up e profumi.

La Campania al primo posto -
Lo studio dice che la prima Regione d'Italia, nella classifica della contraffazione, è la Campania, con il 42,3% dei casi, seguita dalla Liguria, regione di frontiera e portuale, col 14,7%, dal Lazio (11,1%), dalla Sicilia (9,6%) e dalla Lombardia (4,7%).

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