La storia del morbo K inventato da Giovanni Borromeo per salvare gli ebrei dai nazisti

Cronaca

Il primario del Fatebenefratelli di Roma, insieme ai colleghi e agli assistenti, mise al sicuro nel reparto K (da Kappler), una zona separata dell'ospedale, il maggior numero di persone possibile, inventando una patologia 

A muovere Giovanni Borromeo fu la necessità morale di salvare gli ebrei e i polacchi in fuga, nascondendoli in ospedale. Il medico, primario del Fatebenefratelli di Roma, insieme ai colleghi e agli assistenti mise al sicuro nel reparto K, una zona separata da una grande parete di vetro, il maggior numero di persone possibile, inventando una patologia. Grazie all’idea avuta insieme al medico ebreo Vittorio Emanuele Sacerdoti, in tanti si salvarono dai rastrellamenti del 16 ottobre 1943. La scelta del nome del morbo K è legata proprio all’iniziale di Kappler. Questa storia è al centro della miniserie Morbo K. Chi salva una vita salva il mondo intero, in onda su Rai1 in occasione del Giorno della Memoria. 

Il rastrellamento del ghetto

All'alba del 16 ottobre 1943, il comando di Kappler diede il via al rastrellamento del ghetto di Roma, la retata antiebraica compiuta durante l'occupazione tedesca tra le 5:30 e le 14:00 di quel triste giorno passato alla storia come sabato nero. Fuori dall’ospedale 1.022 ebrei vennero arrestati e rinchiusi nel collegio militare di via della Lungara, in attesa di essere deportati due giorni dopo a bordo di un treno merci che dalla stazione di Roma Tiburtina partì verso il campo di concentramento e sterminio di Auschwitz-Birkenau. A fare ritorno nella Capitale furono solo in 16. 

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