Che cos'è il Citrobacter koseri

Cronaca

Monica Peruzzi

©Getty

Batterio estremamente raro, ha provocato nel giro di due anni, dal 2018 al 2020, la morte di quattro neonati, mentre altri sono rimasti gravemente cerebrolesi

Il Citrobacter koseri è un batterio estremamente raro che è riuscito a insinuarsi nel Reparto di terapia intensiva Neonatale, TIN, dell’Ospedale della Donna e del Bambino di Verona. Portato dall’esterno, non hanno dubbio gli specialisti che hanno redatto la relazione della Commissione regionale veneta che sta cercando di fare luce su quanto sia accaduto. L’infezione provocata da batterio, in due anni, dal 2018 al 2020, ha ucciso 4 neonati, altri sono rimasti gravemente cerebrolesi.

Un vero e proprio evento epidemico, mai registrato prima nel Mondo, probabilmente dovuto alla contaminazione dell’acqua nei rubinetti e nei biberon.

Cos'è il Citrobacter

I Citrobacter  appartengono alla famiglia delle Enterobacteriaceae, la stessa di batteri come salmonellaklebsiella ed escherichia.  Come i suoi parenti, è un batterio ancora poco conosciuto. E’ stato isolato per la prima volta nel 1932.

Dove si trovano i Citrobacter?

Si possono trovare nei suoli, nelle acque e nei cibi contaminati e sono responsabili di infezioni, soprattutto nei bambini e negli adulti immunodepressi.  Nella maggior parte dei casi il batterio colpisce le vie urinarie, ma può provocare danni molto più gravi: sepsi, meningite e danni al sistema nervoso centrale, come accaduto ai neonati della TIN di Verona.

Quali sono i sintomi più comuni?

Instabilità termica, vomito e letargia, irritabilità, convulsioni, ittero.

Quali sono le modalità di trasmissione delle infezioni correlate all’assistenza (ICA)?

I principali meccanismi di trasmissione delle Ica sono (https://www.epicentro.iss.it/infezioni-correlate/):

  1. contatto diretto tra una persona sana e una infetta, soprattutto tramite le mani
  2. contatto tramite le goccioline emesse nell’atto del tossire o starnutire da una persona infetta a una suscettibile che si trovi a meno di 50 cm di distanza
  3. contatto indiretto attraverso un veicolo contaminato (per esempio endoscopi o L’aumento delle infezioni sistemiche strumenti chirurgici)
  4. trasmissione dell’infezione a più persone contemporaneamente, attraverso un veicolo comune contaminato (cibo, sangue, liquidi di infusione, disinfettanti, ecc)
  5. via aerea, attraverso microrganismi che sopravvivono nell’aria e vengono trasmessi a distanza.

Tipologie delle infezioni

approfondimento

Il batterio nell'ospedale di Verona

Circa l’80% di tutte le infezioni ospedaliere riguarda quattro sedi principali: il tratto urinario, le ferite chirurgiche, l’apparato respiratorio, le infezioni sistemiche (sepsi, batteriemie). Le più frequenti sono le infezioni urinarie, che da sole rappresentano il 35-40% di tutte le infezioni ospedaliere. Tuttavia, negli ultimi quindici anni si sta assistendo a un calo di questo tipo di infezioni (insieme a quelle della ferita chirurgica) e a un aumento delle batteriemie e delle polmoniti.

L’aumento delle infenzioni sistemiche è la conseguenza di un graduale aumento dei fattori di rischio specifici, in particolare l’uso abbondante di antibiotici e di cateterismi vascolari.

Dove è stato trovato il Citrobacter koseri all’Ospedale Borgo Trento?

Sul  rompigetto di alcuni rubinetti all’interno della Terapia intensiva neonatale e pediatrica e sulle superfici interne ed esterne dei biberon, utilizzati da due neonati risultati positivi al batterio. "Per le cure igieniche del bambino, nella specifica istruzione operativa è previsto l’impiego di acqua prelevata dal rubinetto dotato di filtro antibatterico, ma dall’analisi dei verbali risulta che i filtri antibatterici terminali siano stati posizionati solo a luglio 2020", sottolinea la Commissione regionale.

La soluzione alcolica usata nella Terapia intensiva neonatale aveva un volume di prodotti al di sotto degli standard minimi indicati dell’Oms nel 2018 e poco al di sopra di questo livello nel 2019.

Quali sono le conclusioni della Commissione?

Il reparto si è trovato di fronte a una contaminazione ambientale che ha portato a una diffusione del patogeno, con comparsa di infezioni invasive, con una iniziale sottostima e con il riconoscimento tardivo del problema da parte dei medici della Tin e con conseguente scarso coinvolgimento del Comitato infezioni ospedaliere almeno fino al primo trimestre del 2020. "Esiste l’evidenza di una mancanza di comunicazione ad Azienda zero e Regione Veneto degli eventi come stabilito dalle Direttive Regionali e Nazionali, infatti le informazioni degli eventi sono inizialmente state apprese esclusivamente da mezzi mediatici".

Cosa emerge dal caso di infezione da Citrobacter a Verona?

È fondamentale mettere in atto tutte le procedure di igiene degli ambienti, del personale e dei visitatori per evitare il verificarsi di infezioni all’interno dell’ospedale.

La terapia intensiva neonatale è un ambito estremamente delicato, considerando la fragilità dei pazienti ricoverati. L’osservanza dell’igiene, a partire dal lavaggio accurato delle mani da parte del personale sanitario e dei genitori che accedono è quindi essenziale.

Inoltre, da questa vicenda emerge come sia importante il monitoraggio dei casi di infezione, allo scopo di identificare in modo tempestivo un potenziale problema di contaminazione e mettere in atto gli interventi per risolverlo.

Uso consapevole degli antibiotici

Spesso le infezioni da Citrobacter koseri sono resistenti a molti antibiotici e la resistenza è favorita da un impiego inappropriato di questi farmaci, in ospedale ma non solo.

Fino all’inizio degli anni Ottanta, le infezioni ospedaliere erano dovute principalmente a batteri gram-negativi (per esempio, Escherichia coli e Klebsiella pneumoniae). Poi, per effetto della pressione antibiotica e del maggiore utilizzo di presidi sanitari di materiale plastico, sono aumentate le infezioni sostenute da gram-positivi (soprattutto Enterococchi e Stafilococcus epidermidis) e quelle da miceti (soprattutto Candida), mentre sono diminuite quelle sostenute da gram-negativi.

 

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