Lo speciale sul caso della ricina a Campobasso
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Avvelenamento da ricina a Pietracatella, interrogatori per Di Vita: sentito un testimone

Cronaca
©Ansa

Nel pomeriggio, la Squadra Mobile ha ascoltato per circa due ore un testimone la cui identità viene mantenuta riservata. Ieri Gianni Di Vita, padre e marito di Sara e Antonella Di Ielsi, morte avvelenate dalla ricina nel dicembre scorso, è stato sottoposto ad interrogatorio, in questura a Campobasso, per tre volte nell'arco di una giornata. Sono stati perquisiti anche gli studi e la casa dell'uomo che ha consegnato agli inquirenti alcuni dispositivi elettronici. Di Vita, comunque, non è indagato

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Potrebbe essere arrivata ad una svolta significativa il caso legato al giallo di Pietracatella. Nel pomeriggio di oggi la Squadra Mobile ha ascoltato per circa due ore un testimone la cui identità viene mantenuta riservata. Ieri, Gianni Di Vita, padre e marito di Sara e Antonella Di Ielsi, morte avvelenate dalla ricina nel dicembre scorso, è stato sottoposto ad interrogatorio, in questura a Campobasso, per tre volte nell'arco di una giornata. Sono stati perquisiti anche gli studi e la casa di De Vita stesso. In questa fase, in particolare, l'attività istruttoria della Procura di Larino si è concentrata sui device elettronici del commercialista che comunque non è indagato.

Un testimone sentito nel pomeriggio

Nel pomeriggio di oggi si è svolto un nuovo interrogatorio in questura a Campobasso. La Squadra Mobile ha ascoltato per circa due ore una persona la cui identità viene mantenuta riservata. La persona è stata fatta entrare e uscire dagli uffici della Polizia evitando l’ingresso principale, dove erano presenti giornalisti e operatori televisivi. Altri interrogatori sarebbero previsti anche nei prossimi giorni.

Perquisizioni e dispositivi elettronici

Oltre all'attività frenetica di indagini e perquisizioni delle scorse ore, Di Vita ha anche deciso, di sua spontanea iniziativa, di consegnare un dispositivo elettronico, una chiavetta USB e due computer, consegnati agli investigatori per effettuare delle copie di tutto quanto si trovi all'interno. "Arriverà il momento  in cui avremo qualcosa da dire", ha riferito l'uomo che si è detto "serenissimo" parlando con la stampa. "La magistratura - ha dichiarato l'avvocato di Di Vita, Vittorino Facciolla - ha voluto dare seguito alle attività di ricerca della prova attraverso le perquisizioni di alcuni vani e immobili a disposizione dell'intera famiglia Di Vita e non del solo Gianni". Lo scopo, ha aggiunto il legale, "è quello di accertare attraverso la perquisizione una serie di attività che avrebbero potuto porre in essere Antonella, Sara, Gianni o Alice". 

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