Comunione e Cresima insieme dopo 5 anni, proteste commercianti Palermo

Cronaca
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La novità introdotta dalla Curia di Palermo potrebbe costare 20 milioni di danno economico a fiorai, ristoratori, fotografi e negozi di abbigliamento per cerimonie che erano abituati, fino ad oggi, a far fronte a oltre tremila comunioni l'anno. Il presidente di Confimprese propone all'arcivescovo un “percorso transitorio” ma la Curia non torna indietro. Sindaco Lagalla rassicura: troveremo “la via più appropriata che contribuisca a mitigare la loro giustificata ansia”

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La Comunione e la Cresima saranno celebrate insieme dopo un percorso di 5 anni. Una nuova decisione della Curia di Palermo che, però, ha suscitato le polemiche degli operatori economici legati a Confimprese. Questo perché, accanto all’aspetto religioso dei sacramenti, c’è tutto un business economico che, unendo cresima e comunione in un’unica giornata, potrebbe subire un netto calo. Fiorai, ristoratori, fotografi e negozi di abbigliamento per cerimonie che sono abituati a far fronte a oltre tremila comunioni l'anno e che, dopo l’iniziativa della Curia siciliana, rischiano 20 milioni di danno economico. 

Confimprese chiede “percorso transitorio”

A quantificare le possibili perdite è il presidente di Confimprese Giovanni Felice che, alla luce della novità, ha proposto all'arcivescovo Corrado Lorefice "un percorso transitorio intensivo destinato ai bambini più grandi, che saranno i primi a completare il nuovo ciclo di preparazione. Si tratta di rendere possibile la ripresa delle celebrazioni della prima comunione nel 2027, predisponendo un percorso transitorio intensivo per i bambini più grandi, destinati a completare per primi il nuovo ciclo di preparazione". La Curia però non torna indietro e ricorda che il progetto catechistico diocesano, avviato nel 2024 dopo anni di confronto, "ha a cuore unicamente il bene delle famiglie". La proposta "di alcune organizzazioni di categoria appare in aperta contraddizione con lo spirito della riforma faticosamente costruita. Una simile scorciatoia priverebbe i bambini del tempo necessario per un'autentica crescita personale e comunitaria, snaturando e svuotando il senso stesso dell'intero Progetto".

Sindaco: “Troveremo via appropriata” 

L'Arcidiocesi dice di comprendere "le fragilità e le sofferenze del tessuto produttivo locale, fatto di piccoli imprenditori, lavoratori e padri di famiglia che vivono con fatica questo tempo storico" ma "non intende arretrare, pur confermandosi sempre come una casa dalle porte aperte". Sulla vicenda è intervenuto il sindaco Roberto Lagalla che dopo aver incontrato gli operatori economici ha scritto a Lorefice dicendo che "saprà trovare la via più appropriata che contribuisca a mitigare la loro giustificata ansia, ovviamente senza snaturare l'impianto e la comprensibile ispirazione delle intervenute e più recenti disposizioni della Chiesa palermitana". 

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