Zia lascia 800mila euro in eredità a un solo nipote: parenti lo accusano di "mano guidata"
CronacaIl caso è finito in tribunale con il resto della famiglia della defunta donna che ha accusato l’unico erede 30enne di aver falsificato il testamento approfittando dei gravi problemi alla vista di cui la zia soffriva. Secondo il perito e il giudice, però, è tutto regolare
Un’eredità da 800mila euro nelle mani di un unico erede. A Modena una donna di 80 anni ha deciso di lasciare tutti i suoi beni a un solo nipote: una scelta lecita e legale dato che la donna non aveva figli o un marito in vita. È così che un giovane di 30 anni si è trovato ad essere l’unico destinatario di un ricco lascito scatenando però il malcontento del resto della famiglia. L’anziana zia era morta nel 2018 lasciando un testamento che parlava chiaro ma che, per gli altri parenti, era stato falsificato “con mano guidata”. Sono quindi iniziati anni di lotte in tribunale a colpi di perizie e accuse, terminati con la sentenza del giudice che non ha constatato alcuna irregolarità e ha dato al nipote il via libera per usufruire della sua eredità.
Testamento “assolutamente legittimo”
Per i familiari esclusi dall’eredità si trattava di un testamento olografo falso, redatto con mano guidata dallo stesso 30enne beneficiario che, secondo l’accusa, aveva approfittato dei gravi problemi di vista dell’anziana zia, una maculopatia essudativa, per girare le cose a proprio vantaggio. Le richieste della famiglia, come si legge negli atti del processo riportati dal Corriere, erano quindi “esclusione dell’autografia, invalidità del testamento e apertura della successione legittima”. Richieste che non sono state accolte dal giudice per il quale il lascito, al termine dei due gradi di giudizio, è risultato “assolutamente legittimo”.
La perizia
La decisione del tribunale, con i giudici Giuseppe de Rosa, Rosario Lionello Rossino e Gianluigi Morlini, è stata supportata anche dalla perizia di un esperto che ha confermato come “il testamento sia interamente redatto da un’unica mano scrivente”. “Procedendo ai confronti fra la grafia del testamento e quella autografa di ritengo che, per la presenza di numerosi elementi di corrispondenza e l’assenza di elementi di differenza sostanziali, il testamento de quo sia, per testo, data e firma autografo e quindi sia stato redatto dalla donna. Sulla base del materiale comparativo di cui dispongo, è molto probabile che anche la data riportata sul testamento sia veritiera”, ha concluso l’esame del perito. Esaminati dai giudici anche i documenti clinici della defunta donna dai quali “nulla emerge relativamente ad una compromissione cognitiva né alterazioni di tipo motorio che ne ostacolassero la normale gestualità, ivi compresa la scrittura autonoma”. Pertanto, hanno concluso i giudici, il testamento è valido “per assenza di incapacità”.