Morto Enzo Bianchi, il monaco fondatore della comunità di Bose

Cronaca
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Monaco, saggista, esperto di biblismo e fondatore delle Edizioni Qiqajon, Bianchi aveva 83 anni e aveva lasciato la guida della Comunità monastica di cui era priore nel 2017

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È morto a 83 anni Enzo Bianchi, fondatore della comunità monastica di Bose. Il decesso è avvenuto all'ospedale Molinette di Torino, dove il monaco piemontese era ricoverato: le sue condizioni si erano aggravate negli ultimi giorni a causa di uno scompenso renale che lo aveva portato in coma metabolico. Laico e non sacerdote, per oltre mezzo secolo è stato tra le voci più originali del cattolicesimo europeo, capace di parlare tanto ai credenti quanto ai non credenti e di costruire ponti tra le Chiese cristiane.

Chi era Enzo Bianchi

La sua storia comincia nel 1965, quando poco più che ventenne, studente di Economia all'Università di Torino, decide di ritirarsi in una cascina abbandonata a Magnano, nel Biellese. Non volle mai diventare sacerdote: scelse di restare un laico animato dal desiderio di vivere il Vangelo nella radicalità della vita comune. Attorno a lui si raccolsero via via uomini e donne di diverse confessioni cristiane, dando vita alla comunità di Bose, riconosciuta come una delle esperienze monastiche più innovative del secondo Novecento. Cattolici, ortodossi e protestanti condivisero la stessa vita monastica: un laboratorio di ecumenismo che anticipò molte intuizioni poi maturate nella Chiesa universale. La liturgia curata, il silenzio, lo studio biblico e l'accoglienza fecero del monastero una meta di pellegrinaggi e un riferimento per teologi, vescovi e intellettuali di tutta Europa.

Il dialogo ecumenico e gli scritti

Bianchi è stato consultore di diversi dicasteri vaticani, ha partecipato ai Sinodi dei vescovi convocati da Benedetto XVI e ha collaborato con numerosi patriarchi ortodossi, diventando uno dei principali interpreti del dialogo ecumenico avviato dal Concilio Vaticano II. Le sue opere, tradotte in decine di lingue, hanno avvicinato generazioni di lettori alla Bibbia con un linguaggio semplice e rigoroso. A lui si deve, tra l'altro, la diffusione della pratica della lectio divina e un contributo riconosciuto al dialogo con l'ebraismo e con l'ortodossia.

L'allontanamento da Bose

Nel 2017 Bianchi lasciò volontariamente la guida della comunità, consegnando l'incarico di priore a Luciano Manicardi. Quella successione si trasformò però in una stagione di tensioni interne su gestione, autorità e convivenza fraterna, che portarono la Santa Sede a disporre una visita apostolica nel 2019. Papa Francesco, che aveva sempre manifestato stima verso il fondatore di Bose, affidò al cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato, il compito di dare esecuzione alle decisioni maturate dopo la visita. Nel maggio 2020 un decreto della Santa Sede dispose l'allontanamento di Bianchi e di altri membri dalla comunità, ritenendo necessario ristabilire la serenità della vita fraterna. La decisione provocò turbamento nel mondo ecclesiale: per alcuni una ferita dolorosa, per altri un passaggio indispensabile per il bene della comunità. Bianchi obbedì dopo mesi difficili, senza nascondere l'amarezza per quella che definì una delle prove più dure della sua vita monastica.

La Fraternità della Madia

Lontano da Bose, Bianchi non smise di essere monaco. Nel 2023 diede vita alla Fraternità della Madia, una piccola comunità vicino a Ivrea, scegliendo una dimensione essenziale. "Ricomincio come un monaco", disse presentando la nuova esperienza. Non cercava una rifondazione di Bose, ma un ritorno alle origini: poche persone, preghiera, lavoro manuale, ospitalità e ascolto della Parola. Anche negli ultimi mesi continuò a scrivere, riflettendo sul presente con la lucidità che lo aveva sempre contraddistinto: la crisi culturale dell'Europa, il ritorno della guerra, il rischio che il cristianesimo occidentale si riducesse a semplice patrimonio culturale. "Ciò che mi interessa è l'umanità", scriveva, ribadendo che il Vangelo appartiene alla vita concreta delle donne e degli uomini.

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