È morto a 86 anni Fabrizio Plessi, tra i padri della videoarte italiana e figura di primo piano della scena internazionale. Nato a Reggio Emilia e veneziano d'adozione, aveva fatto dell'acqua e del dialogo tra natura e tecnologia la cifra del suo lavoro. La consacrazione arrivò nel 1986 con "Bronx", opera che rappresentò l'Italia alla Biennale di Venezia
È morto all'età di 86 anni Fabrizio Plessi, uno dei padri della videoarte in Italia e artista di riconosciuta fama internazionale per le sue videoinstallazioni, realizzate in mostre e spazi pubblici di tutto il mondo. La notizia è arrivata da Venezia, la città in cui viveva alternandola con Reggio Emilia, dove era nato il 3 aprile 1940.
Dalla pittura all'acqua elettronica
Plessi si era formato al Liceo artistico e all'Accademia di Belle Arti di Venezia, dove più tardi avrebbe tenuto la cattedra di pittura. Cresciuto nel clima dell'arte povera, alla fine degli anni Sessanta abbandonò progressivamente la pittura per concentrare la ricerca su un tema che sarebbe diventato la sua ossessione e il suo marchio di fabbrica: l'acqua, declinata in installazioni, film, videotape e performance. Da lì la ricerca si allargò agli altri elementi naturali, dal fuoco alla lava, sempre nel segno del rapporto tra materia e schermo.
Il primo laboratorio fu, nel 1973, il Centro attività visive di Palazzo dei Diamanti a Ferrara, dove realizzò i suoi primi videotape con le attrezzature messe a disposizione dalla struttura. La sua produzione video arrivò poi a Parigi, al Centre Pompidou, mentre nel 1981 il Festival del Cinema di Venezia lo invitò con "Underwater", una produzione francese.
"Bronx" e la Biennale del 1986
La consacrazione arrivò nel 1986, quando rappresentò l'Italia alla 42esima Biennale di Venezia con "Bronx", una delle sue opere più significative. Da quel momento le sue installazioni fecero il giro del mondo, tra rassegne internazionali e commissioni pubbliche. La sua carriera lo portò anche in Germania, dove alla Kunsthochschule di Colonia fu istituita per lui una cattedra dedicata all'"umanizzazione della tecnologia", concetto che riassumeva la sua idea dell'elettronica come linguaggio caldo e umano, e non come fine in sé.
Le grandi installazioni: da Hannover a Venezia
Tra i suoi lavori più imponenti figura il padiglione italiano realizzato per l'Expo di Hannover del 2000, con l'installazione "Mare Verticale", alta 44 metri. Nello stesso anno rappresentò l'Italia alla Biennale di Kwangju, in Corea del Sud. Nel 2001, a Venezia, con l'opera video "Waterfire" trasformò la facciata del Museo Correr.
Proprio con Venezia il legame restò strettissimo fino agli ultimi anni. Durante il lockdown per il Covid-19, in occasione dei suoi 80 anni, la città gli rese omaggio con "l'Età dell'Oro", installazione digitale allestita sulle finestre del Correr. A quel Natale Plessi rispose con un "albero" digitale alto 10 metri, composto da 80 monitor a Led, collocato nella piazzetta di San Marco: in quel periodo di città deserta, fu l'unica luce accesa.
Il cordoglio della città: "Un pioniere, un visionario"
Sulla morte di Plessi è intervenuto il sindaco di Venezia, Simone Venturini. "Perdo un amico e Venezia perde un pioniere, un visionario che ha sempre avuto il coraggio di seguire un linguaggio personale, senza cercare il facile applauso. Le sue opere portavano sempre luce: una luce fisica e insieme un'idea di energia, futuro e rinascita", ha dichiarato. Il primo cittadino ha sottolineato il rapporto dell'artista con la città: "Fabrizio ha saputo guardare Venezia senza nostalgia, mettendo in dialogo la sua storia con il contemporaneo, tanto da presentare la nostra città come 'la grammatica del suo lavoro artistico'". Venturini ha poi annunciato l'impegno dell'amministrazione a mantenerne vivo il lascito: "Lavoreremo affinché il suo messaggio continui a riverberarsi nelle opere e nelle iniziative di tanti altri artisti".
Al cordoglio si è unito l'ex sindaco Luigi Brugnaro, legato a Plessi da un rapporto personale. "La scomparsa di Fabrizio Plessi è una grande perdita per Venezia e per il mondo dell'arte. Fabrizio aveva con Venezia un legame unico, profondo, quasi indissolubile", ha dichiarato, ricordando in particolare la collaborazione del 2020: "Realizzammo insieme 'L'Età dell'Oro': le sue straordinarie cascate d'oro illuminarono le finestre del Museo Correr e Piazza San Marco in uno dei momenti più difficili per la nostra città. Un'immagine potente di bellezza, luce e speranza che resterà per sempre nella memoria di Venezia". "Perdiamo un grande maestro e un amico", ha aggiunto.