Padre e marito delle due donne morte intossicate a Pietracatella nello scorso dicembre, è stato ascoltato negli uffici della questura di Campobasso per oltre sei ore
Gianni Di Vita, padre e marito delle due donne morte avvelenate con la ricina a Pietracatella a dicembre, è stato sentito per oltre sei ore negli uffici della questura di Campobasso. Secondo indiscrezioni è stato effettuato un confronto tra lo stesso Di Vita e una donna sua amica. All'uscita, di fronte alle domande dei cronisti, si è limitato a dire che "a molte di queste domande potete darvi delle risposte da soli".
Gli esami a Berlino
Gli accertamenti condotti ieri in Germania avevano confermato invece quanto già stabilito nei mesi scorsi dal Centro antiveleni di Pavia, e cioè che Gianni Di Vita e la figlia Alice non erano entrati a contatto con la sostanza. L'istituto tedesco è considerato tra i centri più avanzati al mondo nello studio dei veleni e avrebbe messo a punto tecniche capaci di rilevare tracce di ricina anche a distanza di mesi: proprio per questa competenza è stato coinvolto nell'indagine. La procura di Larino aveva chiesto agli specialisti del Koch di verificare la presenza di anticorpi, così da accertare un'eventuale esposizione alla sostanza. Il responso è stato negativo: quel contatto, secondo gli esiti, non c'è mai stato.