Introduzione
A luglio in Italia sono morte due bambine a poche ore di distanza in incidenti avvenuti nelle piscine di due diverse strutture turistiche, a Pasqua era già deceduto un altro bambino in un episodio simile. Dal 2022 a oggi, nelle piscine italiane, sono state 75 le vittime di incidenti e, secondo l'Istituto superiore di Sanità, in più della metà dei casi si è trattato di minori di 12 anni. Nel nostro Paese, da tempo è aperto il dibattito sulla prevenzione e sulla necessità di norme più severe, attese ormai da un anno all'interno del “ddl piscine” ancora fermo al vaglio in commissione.
Quello che devi sapere
Perché la legge sulle piscine è bloccata
Il ddl piscine è stato approvato il 30 luglio 2025 in Consiglio dei ministri ed è ancora all’esame del Parlamento. La Conferenza delle Regioni lo ha bocciato perché “incostituzionale” e perché metterebbe a rischio la sicurezza se i suoi provvedimenti venissero rivolti solo alle nuove piscine e non anche a quelle già esistenti. Confagricoltura e Agriturist lo ritengono inapplicabile per i costi troppo alti a carico dei gestori. Nell’intervento in audizione al Parlamento sono state presentate alcune modifiche, tra le quali l’inserimento delle piscine di ville destinate agli affitti brevi nell’elenco dei destinatari del ddl.
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Cosa prevede la legge sulle piscine
Il disegno di legge contiene 36 articoli e punta a superare l’attuale frammentazione, nella quale requisiti, controlli e obblighi possono cambiare da una Regione all’altra. Le piscine vengono suddivise in diverse categorie. Nella categoria A1 rientrano quelle aperte al pubblico; nella A2 le piscine a uso collettivo presenti, per esempio, negli alberghi, negli agriturismi, nei bed and breakfast, nei campeggi e nei condomìni. Le categorie B1 e B2 comprendono invece le piscine domestiche, rispettivamente condominiali e appartenenti a singole abitazioni. Restano escluse le piscine termali e quelle gestite da associazioni e società sportive affiliate a federazioni o enti di promozione, che continuerebbero a seguire le rispettive normative di settore. Il testo disciplina la qualità dell’acqua, la progettazione degli impianti, le analisi di laboratorio, la pulizia, la manutenzione, i dispositivi di primo soccorso, i registri delle attività e il piano di autocontrollo.
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Il responsabile e il servizio di salvataggio
Per molte strutture sono previsti un responsabile della piscina, un responsabile degli impianti tecnologici e un responsabile della sicurezza dei bagnanti, anche se in alcuni casi le funzioni possono essere cumulate dalla stessa persona, purché in possesso delle qualifiche richieste. Una delle questioni più discusse riguarda il servizio di salvataggio. Dire che il disegno di legge impone sempre e ovunque un assistente bagnanti non è del tutto corretto. Nelle piscine pubbliche di categoria A1 la presenza deve essere continua; nelle strutture collettive A2 deve essere garantita durante l’apertura, ma il testo consente, quando la valutazione del rischio lo giustifica, sistemi alternativi: una persona formata presente nelle vicinanze della vasca oppure dispositivi certificati di rilevamento anti-annegamento, collegati a un addetto in grado di intervenire.
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Cosa chiedono le strutture ricettive
Alberghi e agriturismi ritengono che il testo non chiarisca proprio il tema della sicurezza e temono che, in caso di incidente, la scelta di non impiegare un bagnino possa essere contestata anche quando sostenuta da una valutazione del rischio. Le associazioni chiedono quindi che le alternative siano indicate con maggiore chiarezza e che gli obblighi siano proporzionati a dimensioni, profondità e caratteristiche della piscina. Le contestazioni delle associazioni di categoria vertono anche sulle spese connesse alle nuove disposizioni, in particolare riguardano il personale destinato alla sorveglianza, la formazione degli addetti, le analisi dell’acqua affidate a laboratori accreditati, l’acquisto dei dispositivi anti-annegamento, la presenza del defibrillatore, l’eventuale adeguamento dei locali, la compilazione dei registri e la moltiplicazione delle figure responsabili.
Cosa dicono le associazioni
Agriturist ha avvertito la commissione della Camera che gli obblighi potrebbero risultare difficilmente sostenibili soprattutto per le aziende agricole medio-piccole. Federalberghi e Confindustria Alberghi chiedono che la presenza del bagnino sia considerata una delle possibili misure di prevenzione, e non la soluzione ordinaria per qualunque piscina. Contestano inoltre obblighi ritenuti eccessivamente rigidi, come lo svuotamento annuale della vasca, la realizzazione di spogliatoi separati anche quando la piscina è riservata agli ospiti dell’hotel e la presenza continuativa di personale tecnico in strutture di dimensioni ridotte. I gestori hanno sollevato dubbi anche sull’obbligo di utilizzare laboratori accreditati per tutte le analisi. Secondo il Coordinamento nazionale gestori piscine, questa scelta aumenterebbe i costi e potrebbe produrre un effetto opposto a quello desiderato, inducendo alcune strutture a ridurre la frequenza dei controlli.
Quanto costa mettere in sicurezza una piscina
Secondo l’analisi tecnica coordinata dal decano della Sapienza Massimo Guarascio e riportata da La Repubblica, una protezione o griglia certificata per ogni presa d’aspirazione costa tra 100 e 700 euro. Un sistema secondario di arresto della pompa tra 500 e 1.500 euro. Una verifica periodica circa 130 euro. Un pacchetto completo di adeguamento va da 1.000 a 5.000 euro nei casi senza opere strutturali, e tra 5.000 e 10.000 euro quando servono interventi più corposi.
La replica del ministro Musumeci
Il ministro per il Mare e la Protezione civile Nello Musumeci, tra i primi firmatari della proposta di legge, ritiene che se da un anno il ddl sulle piscine è fermo, “non è per distrazione ma perché molte volte gli interessi lobbistici e di categoria frenano i preminenti interessi collettivi, ma il diritto alla sicurezza e alla vita soprattutto di un minore è sacrosanto”. “Escludere una parte delle piscine dall'osservanza di norme restrittive? Non è possibile. Nelle piscine domestiche - ha aggiunto - si muore molto più di quanto accada nelle piscine pubbliche”.
Perché la Conferenza delle Regioni ha bocciato la legge
Il 18 marzo 2026 la Conferenza delle Regioni ha espresso parere negativo sul disegno di legge perché ritiene sia troppo debole nei confronti di molte strutture già esistenti. Applicare gran parte dei requisiti soltanto alle nuove piscine produrrebbe livelli di tutela differenti tra impianti vecchi e nuovi. Viene inoltre contestata l’esclusione delle piscine gestite dalle associazioni e dalle società sportive. Secondo le Regioni, questa eccezione potrebbe sottrarre alle nuove regole sanitarie e di sicurezza una parte consistente degli impianti effettivamente utilizzati dal pubblico. Allo stesso tempo, le amministrazioni regionali considerano eccessivo coinvolgere le aziende sanitarie nei controlli sulle piscine private domestiche. Il problema è aggravato dalla clausola di invarianza finanziaria. Il disegno di legge stabilisce che le amministrazioni pubbliche debbano applicare le nuove regole senza nuovi o maggiori oneri per lo Stato, utilizzando personale e risorse già disponibili: ciò significa aumentare controlli e adempimenti senza ricevere fondi aggiuntivi e senza nuove assunzioni nelle Asl.
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