Introduzione
Di affidamento in prova ai servizi sociali si sta parlando molto nelle ultime ore, dopo l’udienza, che si è tenuta il 12 giugno, al palazzo di Giustizia di Milano, per valutare il caso di Alberto Stasi. In sostanza, si tratta di una misura alternativa alla detenzione che punta a favorire, attraverso una minore compressione della libertà personale, il reinserimento sociale del condannato.
Quello che devi sapere
L’affidamento in prova ai servizi sociali
L’affidamento in prova ai servizi sociali è una misura alternativa alla detenzione che punta a favorire il reinserimento sociale del condannato. A determinate condizioni, in sostanza, viene consentito di espiare la pena fuori dall'Istituto penitenziario, affrontando un periodo di prova il cui esito positivo estinguerà la pena e ogni effetto penale.
Per approfondire:
Garlasco, la morte di Chiara Poggi, la condanna di Stasi, l'indagine su Sempio. Le tappe
Affidamento ordinario
L’affidamento si distingue in due diverse tipologie: ordinario e speciale.
L'affidamento in prova ordinario può essere chiesto dai condannati a una pena , o residuo di pena, non superiore a 3 anni. Può però essere chiesto anche da chi ha un residuo di pena non superiore a 4 anni, ma solo quando il reo abbia avuto, quantomeno nell’anno precedente alla presentazione della richiesta, trascorso in espiazione di pena, un comportamento tale da far ritenere che il provvedimento stesso, anche attraverso le prescrizioni, contribuisca alla sua rieducazione e assicuri la prevenzione del pericolo che commetta altri reati.
Affidamento speciale
L'affidamento in prova speciale, invece, viene chiesto in casi particolari, ed è una specifica forma di misura alternativa rivolta ai condannati tossicodipendenti e alcooldipendenti. Ma, anche in questo caso, devono esserci determinate condizioni, e in particolare che i condannati abbiano:
- una pena detentiva inflitta, o un residuo pena, non superiore a 6 anni,
- abbiano in corso o intendano sottoporsi ad un programma di recupero,
- abbiano concordato il programma terapeutico con la A.S.L. o con altri enti, pubblici o privati,
- possiedano una certificazione, rilasciata da una struttura sanitaria pubblica o privata autorizzata, sullo stato di tossicodipendenza o alcooldipendenza e sull'idoneità, per il recupero, del programma terapeutico.
Bisogna poi ricordate che anche per i soggetti affetti da Aids o da grave deficienza immunitaria, che hanno in corso o intendono intraprendere un programma di cura e assistenza, è stata prevista la possibilità di accedere all'affidamento in prova.
La procedura per la richiesta di affidamento in prova
La procedura per ottenere l’affidamento in prova ai servizi sociali si articola in diverse fasi. Prima di tutto occorre che il condannato, assistito dal proprio difensore, presenti un’istanza al tribunale di Sorveglianza competente. Poi sarà il tribunale a esaminare la richiesta, tenendo conto della documentazione presentata, delle relazioni dei servizi sociali e dell’eventuale parere del Pubblico ministero. Se i requisiti ci sono, il tribunale emette un provvedimento di concessione dell’affidamento, stabilendo le prescrizioni a cui il condannato dovrà attenersi durante il periodo di prova.
Le regole
Il condannato, durante il periodo di prova, deve rispettare alcune regole, come quella dell'obbligo di residenza. È richiesto inoltre l’impegno in un’attività lavorativa, formativa o di volontariato. Possono poi essere imposte restrizioni per la frequentazione di specifici ambienti o persone. E il condannato deve anche presentarsi periodicamente dai servizi sociali o dalle autorità competenti per verificare il rispetto delle prescrizioni.
L'esito
Se il condannato rispetta tutte le prescrizioni durante il periodo di affidamento, arrivato al termine del periodo di tempo stabilito, la pena si considera estinta.
Se il condannato, invece, non rispetta le condizioni imposte dall'affidamento in prova, il magistrato di sorveglianza può decidere di revocare la misura.
Il caso di Alberto Stasi
Alberto Stasi sta scontando una pena di 16 anni per il delitto della sua fidanzata, Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco, il 13 agosto del 2007. La sua uscita dal carcere di Bollate, con l'affidamento in prova ai servizi sociali, risulta sempre più vicina, dopo che il 12 giugno si è tenuta un'udienza, in gran segreto, al palazzo di giustizia di Milano, e dopo che, proprio sull'affidamento, è arrivato il parere favorevole della Procura generale. Un percorso naturale per chi, come lui, ha già ottenuto negli ultimi anni prima il lavoro esterno e poi la semilibertà. Già da più di un anno per tutto il giorno Stasi può rimanere fuori per lavorare e coltivare affetti e interessi, seguendo le precise regole elencate in precedenza.
Stasi, hanno spiegato gli avvocati Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna, legali della famiglia Poggi, "ha diritto, come ogni condannato, alla possibilità di beneficiare della misura alternativa dell'affidamento ai servizi sociali avendo un residuo pena inferiore ai quattro anni. Questo non lo rende ancora un uomo libero e la condanna resta, sia formalmente che sostanzialmente".
Il possibile percorso di Stasi
Va però sottolineato che l'iter sull'affidamento di Stasi è del tutto slegato dal procedimento di revisione del processo e della condanna a 16 anni di reclusione, definitiva dal 2015, per l'omicidio della fidanzata. Delitto che, secondo la nuova inchiesta della Procura di Pavia, ha un altro responsabile, al posto di Stasi, e cioè Andrea Sempio, l'amico storico del fratello della 26enne uccisa. Dopo che i legali di Stasi avranno depositato l'istanza, partirà quel procedimento davanti alla Corte d'Appello di Brescia, in attesa anche delle mosse della Procura generale milanese a cui i pm pavesi hanno sollecitato la richiesta di revisione.
Intanto, la stessa Procura generale, con la sostituta pg Valeria Marino, si è presentata in aula il 12 giugno per dare l'ok all'istanza dei difensori per la scarcerazione e l'affidamento. La pg ha sottolineato la buona condotta del 42enne, le relazioni positive dell'equipe del carcere e, in particolare, dell'area educativa. Quando sarà depositato, entro cinque giorni, il provvedimento, dopo la camera di consiglio per la decisione, Stasi potrebbe quindi continuare a lavorare e, come avviene in questi casi, per lui si affiancherebbe anche un percorso di volontariato. Il percorso di affidamento dovrebbe durare un paio di anni. Il suo fine pena è previsto, al netto di ulteriori benefici, per il 2028.
Per approfondire:
Garlasco, la mamma di Stasi: "Quando tornerà libero andremo insieme sulla tomba di Chiara"