Lo speciale di Sky TG24 sul delitto di Garlasco
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Delitto di Garlasco, Alberto Stasi verso uscita dal carcere e l'affidamento in prova

Cronaca
©Ansa

Stasi è ancora in attesa del provvedimento del Tribunale di Sorveglianza di Milano sull'affidamento in prova ai servizi sociali, perché i giudici, dopo l'udienza che si è svolta nel pomeriggio di oggi, sono tecnicamente in riserva dopo la camera di consiglio, e dovrebbero depositare l'ordinanza entro cinque giorni

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Alberto Stasi verso l'uscita dal carcere e l'affidamento in prova ai servizi sociali. L'uomo è ancora in attesa del provvedimento del Tribunale di Sorveglianza di Milano sull'affidamento in prova ai servizi sociali, perché i giudici, dopo l'udienza che si è svolta nel pomeriggio di oggi, sono tecnicamente in riserva dopo la camera di consiglio, e dovrebbero depositare l'ordinanza entro cinque giorni. Dalla Procura generale, diretta da Francesca Nanni e col sostituto pg Valeria Marino, è arrivato parere positivo per la sua buona condotta da detenuto, anche in semilibertà, in questi anni e per le relazione positive dell'equipe del carcere di Bollate. Parere che, assieme ai tempi (fine pena nel 2028, detenuto dal 2015 con pena definitiva di 16 anni per il delitto di Garlasco) e ai benefici già ottenuti (prima il lavoro esterno e poi la semilibertà) porta come una sorta di automatismo all'affidamento in prova ai servizi sociali per scontare la pena residua.

Le parole della madre di Stasi

Nei giorni scorsi Elisabetta Ligabò, madre di Alberto Stasi, aveva ricordato Chiara Poggi dicendo che “mi rimane il suo sorriso: sorrideva sempre”. In una intervista a Repubblica, la donna aveva detto che “l'ultimo anno l'ho vissuto con trepidazione”, spiegando di aver riposto piena "fiducia in questi nuovi inquirenti e investigatori". Una fiducia che aveva vacillato dopo aver visto il figlio in carcere: "Dopo la condanna del 2014 la fiducia nella giustizia è venuta a traballare. Ma questa Procura ha lavorato in modo eccellente". Per lei, gli elementi raccolti contro Sempio "sono forti" e alimentano la speranza di vedere Alberto libero. "Spero fin dal 2007. Non potevo accettare quello che stava succedendo ad Alberto. L'ho sempre detto: se solo avessimo avuto, sia io sia mio marito, il minimo sospetto che fosse stato lui, io personalmente lo avrei preso e portato dai carabinieri". La vicenda ha attraversato tribunali e processi mediatici, ma non ha incrinato il legame tra madre e figlio: "Ci siamo dati forza l'uno con l'altra. Forse Alberto ne ha data più a me, anche se non era fisicamente presente". Oggi, con la possibilità di incontrarsi più spesso, quel rapporto resta intatto: "Lui è sempre lo stesso. Certo che la vita ci ha messo a dura prova".

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