La farmacia luogo di ascolto e aiuto per le donne vittime di violenza

Cronaca
Raffaella Daino

Raffaella Daino

In tutta Italia le farmacie sono sempre più spesso presidio contro la violenza sulle donne e da Palermo parte un progetto pilota per aiutare farmaciste e farmacisti a interpretare i segnali d'aiuto delle vittime che hanno paura di denunciare in modo da avvisare i servizi di assistenza prima che sia troppo tardi

 

ascolta articolo

Davanti alla telecamera Elsa accetta di farsi intervistare di spalle e di raccontare la sua storia, con la voce contraffatta. Anche il suo nome è di fantasia, per proteggerne l'identità. Ripercorre i primi mesi di una storia che sembrava d'amore sano, dai tempi in cui lui era gentile e premuroso fino a quando comincia a mostrare i segnali di un comportamento possessivo che presto diventa violento. Ai primi campanelli d'allarme lei decide di allontanarsi e chiede aiuto in un luogo che sempre più spesso diventa un primo punto di ascolto: la farmacia .

 

Come Elsa sono già centinaia in tutta Italia le donne che hanno ricevuto aiuto e sostegno grazie al progetto Mimosa e alla sua rete  che mette insieme farmacie, Asp, centri antiviolenza, forze dell’ordine e magistrati. E da Palermo parte un progetto pilota che ha lo scopo di aiutare le farmaciste e i farmacisti a capire i segnali e interpretare le richieste d’aiuto delle potenziali vittime per poter allertare prima che sia tardi  i servizi di assistenza. Al corso dal titolo “Parole non dette” organizzato, nell’ambito del “Progetto Mimosa”, da Federfarma Palermo e “Farmaciste Insieme”,  col patrocinio dell’Ordine dei farmacisti di Palermo e dell’Ordine dei medici di Palermo, partecipa anche Elsa che a tutte le donne si rivolge.

 

“Vi chiedo di prendere consapevolezza di essere "prigioniere dell’orco" e vittime di violenza di genere. Vincete la paura della vendetta del violento e del giudizio della gente. Decidete di fare anzitutto il vostro bene e trovate il coraggio di entrare in farmacia per segnalare la vostra situazione. Chiedete ai farmacisti di essere aiutate dai centri antiviolenza e accettate di affrontare ed elaborare il dolore per superarlo e riconquistare la dignità e la libertà personale ed economica. Io mi sono rivolta ad una farmacista, che mi ha accolta e mi ha aiutato  a chiamare il numero antiviolenza e stalking  1522, dal quale sono stata indirizzata ad un’associazione che gestisce centri antiviolenza, con cui ho affrontato il percorso psicologico e di reinserimento. Anche se estremamente provata da quello che ho vissuto, ho riacquistato me stessa, la voglia di vivere e, ironia della sorte, grazie a questa associazione e a Farmaciste Insieme ho trovato lavoro proprio in una farmacia in Italia”.

 

Il “Progetto Mimosa” ha dato vita ad una rete tra le farmacie, le Asp, i centri antiviolenza, le forze dell’ordine e la magistratura. Roberto Tobia, presidente di Federfarma Palermo, chiarisce perché la farmacia è un luogo protetto, forse l’unico nel quale il partner violento consente alla donna succube di recarsi da sola per comprare un farmaco. Qui trova nel farmacista un ‘confessore’, in grado di ascoltare, capire, incoraggiare e mettere in contatto con i servizi di assistenza. Sono sempre di più i casi che registriamo. Quindi i farmacisti stanno dando un forte contributo al contrasto alla violenza di genere. E a Palermo stiamo facendo un passo in più”.

 

"Un passo importante è il corso nel quale abbiamo fornito ai farmacisti gli strumenti più adatti per gestire al meglio queste situazioni , trattandosi di soggetti molto fragili, psicologicamente vulnerabili e condizionabili dalla paura "dice Licia Pennino, delegata regionale dell'associazione Farmaciste Insieme. "Abbiamo creato gruppi di farmacisti che con gli psicologi hanno preso in esame alcuni casi che ci si sono presentati nelle farmacie e abbiamo fatto prove pratiche di comportamento. Il passo successivo è la definizione di un protocollo, da distribuire a tutti i farmacisti, contenente segnali convenzionali con cui la donna può farsi capire senza parlare.  Infine, c’è l’App gratuita ‘FreeBees’ o ‘Bright Sky’ scaricabile sul cellulare che consente di denunciare in forma anonima”.

 

Al corso sono intervenute, fra gli altri, Maria Teresa Triscari, dirigente psicologa dell’Asp di Palermo, e Margherita Bilello, responsabile del Centro per la cura degli esiti delle relazioni violente dell’Asp di Palermo, che hanno parlato dell’approccio terapeutico per supportare le donne vittime di violenze e abusi, e gli  eventuali  minori coinvolti, nel gestire e superare i traumi. Toti Amato, presidente dell’Ordine dei medici di Palermo, ha ricordato l’importanza del ruolo del medico nel prevenire e riconoscere le patologie cliniche che possono emergere anche molto tempo dopo il verificarsi dei fatti traumatici. Maurizio Pastorello, responsabile del Dipartimento del farmaco dell’Asp, si è soffermato sulla rete antiviolenza creata tra Asp, farmacie e servizi sociali, che va implementata. In tal senso il rettore Massimo Midiri ha dato la propria disponibilità, così come il sindaco metropolitano di Palermo, Roberto Lagalla, ha espresso il favore dell’Amministrazione comunale all’iniziativa.

 

E a conclusione del corso, per i farmacisti un utile confronto con le esperienze dirette della sostituta procuratrice generale della Corte d’appello di Palermo, Annamaria Picozzi, e del Comandante del Nucleo operativo dei Carabinieri di Palermo, Gianluca Verdolino, che è anche referente per la Rete antiviolenza.

 

Cronaca: i più letti