Le analisi sul sangue di Gianni Di Vita, il papà e marito di Sara e Antonella Di Ielsi, le due donne morte nei giorni di Natale a Pietracatella per "grave intossicazione da ricina", hanno accertato la sua negatività alla sostanza, che potrebbe essere causata però dal momento in cui le analisi sono state effettuate
La negatività alla ricina registrata nelle analisi del sangue effettuate su Gianni Di Vita, il papà e marito di Sara e Antonella Di Ielsi - le due donne morte nei giorni di Natale a Pietracatella per avvelenamento - potrebbe essere causata dalla degradazione alla sostanza dovuta al momento delle analisi effettuate.
L'analisi del centro antiveleni
Alcuni stralci delle analisi del Centro antiveleni di Pavia, riferiti dalla procuratrice di Larino, Elvira Antonelli, hanno certificato che "la negatività dei campioni biologici riferibili a Giovanni Di Vita può ritenersi compatibile sia con l'eventuale assenza della proteina nel sangue al momento del prelievo, sia con la possibile degradazione, anche completa, dell'analita, in ragione del tempo trascorso tra il prelievo e l'esecuzione delle analisi".
Le indagini procedono
Alla luce delle risultanze tossicologiche, non cambia la posizione della Procura "in ordine alle ipotesi accusatorie per cui si procede e alle posizioni giuridiche degli interessati". La procuratrice infine fa sapere che "le indagini procedono a tutto campo alla ricerca di elementi probatori e di riscontro su quanto acquisito allo stato".