Interpellato sull'improvviso dietrofront, l'avvocato Messere si è limitato a motivare la decisione con generici "motivi contingenti". La magistratura, intanto, attende i risultati definitivi delle perizie tossicologiche e autoptiche sui corpi di Sara Di Vita (15 anni) e della madre Antonella Di Ielsi (50 anni), attesi per la fine di aprile
Nuovo colpo di scena nel cosiddetto “giallo di Pietracatella”. Arturo Messere, il penalista che finora aveva assistito Gianni Di Vita (padre e marito delle due donne morte dopo Natale in circostanze ancora misteriose), ha deciso improvvisamente di rassegnare le dimissioni dal suo incarico. L'annuncio è arrivato nella mattinata di oggi, quando il legale ha comunicato ufficialmente la propria scelta al diretto interessato. Interpellato sull'improvviso dietrofront, Messere si è limitato a motivare la decisione con generici "motivi contingenti". La magistratura, intanto, attende i risultati definitivi delle perizie tossicologiche e autoptiche sui corpi di Sara Di Vita (15 anni) e della madre Antonella Di Ielsi (50 anni), attesi per la fine di aprile. Nuovo legale è l'avvocato Vittorino Facciolla, consigliere regionale e in passato segretario regionale del Pd, lo stesso partito nel quale Di Vita è stato negli anni scorsi a lungo tesoriere.
Il nuovo avvocato
"In ordine alla mia nomina quale difensore di fiducia del signor Giovanni Di Vita, parte offesa nel procedimento penale a carico di ignoti, conseguente alla morte della propria moglie e della propria figlia, comunico che la stessa non è intervenuta in ragione di una modifica della sua posizione processuale". E' quanto afferma l'avvocato Vittorino Facciolla. "L'esigenza che mi ha manifestato Giovanni, persona che conosco e che apprezzo molto - aggiunge Facciolla -, nasce dalla necessità di un avvicendamento tra i legali. Il mio assistito, che ringrazio per la fiducia, mi ha comunicato che nella mattinata odierna ha provveduto a formalizzare la revoca dell'incarico allo studio dell'avvocato Messere".
Le indagini
La rinuncia di Messere giunge in un momento cruciale dell'attività investigativa. Solo pochi giorni fa, Gianni Di Vita e la figlia Alice erano stati sottoposti a una maratona di audizioni in Questura, durate oltre dieci ore, per ricostruire ogni dettaglio di quanto accaduto in quella casa dopo lo scorso Natale. Il sospetto degli inquirenti è che madre e figlia non siano rimaste vittime di una banale tossinfezione alimentare, ma di un duplice omicidio premeditato messo in atto tramite l’uso della ricina, un veleno letale di difficile individuazione. Il fascicolo resta contro ignoti e dunque, al momento, senza indagati mentre arriverà entro una decina di giorni la relazione finale dal Centro nazionale antiveleni di Pavia diretto da Carlo Locatelli che, come noto, il mese scorso ha anticipato per le vie brevi gli esiti degli esami dai quali è emersa la presenza di tracce di ricina nel sangue delle due vittime. Incertezza invece sul nuovo sopralluogo nella casa di Pietracatella: la data non è ancora stata fissata. Restano ancora da chiarire i tanti punti oscuri di questa vicenda, a partire da chi abbia pianificato il piano omicida, quale sia il movente e dove sia stata acquistata la ricina, sostanza difficilmente reperibile sul mercato.