Madre e figlia morte avvelenate, interrogati altri parenti e amici: ancora nessun indagato

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La Squadra Mobile guidata da Marco Graziano ha ascoltato altre 5 o 6 persone, ancora parenti e conoscenti delle due vittime

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In questura a Campobasso si è tenuta una nuova sessione di interrogatori nell'ambito dell'inchiesta per la morte di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, morte dopo Natale a seguito di quella che sembrava essere una presunta intossicazione alimentare, ma che poi è stata inquadrata come duplice omicidio premeditato. La Squadra Mobile guidata da Marco Graziano ha ascoltato altre 5 o 6 persone, ancora parenti e conoscenti delle due vittime. Sale così ad una trentina il numero complessivo delle persone sentite come testimoni da quando è stata aperta l'inchiesta che ipotizza il duplice omicidio. L'ANSA specifica che il fascicolo resta contro ignoti e dunque, al momento, senza indagati, mentre arriverà entro una decina di giorni la relazione finale dal Centro nazionale antiveleni di Pavia diretto da Carlo Locatelli che, come noto, il mese scorso ha anticipato per le vie brevi gli esiti degli esami dai quali è emersa la presenza di tracce di ricina nel sangue delle due vittime. Incertezza invece sul nuovo sopralluogo nella casa di Pietracatella: la data non è ancora stata fissata. 

Le parole del padre e marito delle vittime

"Sono con la coscienza a posto", sarebbero queste le prime parole di Gianni Di Vita, padre e marito delle due vittime. L'uomo, commercialista ed ex sindaco del paese, in questi giorni era sempre rimasto in silenzio e aveva sempre evitato le telecamere. Lo aveva fatto anche ieri, nel giorno del lungo interrogatorio in questura a Campobasso, durato oltre 10 ore. A rivelare la reazione dell'uomo è stato il suo avvocato Arturo Messere, che all'ANSA ha dichiarato: "Aspettiamo che l'autorità giudiziaria ci faccia una comunicazione ufficiale. Posso solo dire che l'ultima volta che ho parlato con Di Vita lui era molto addolorato per la tragedia avvenuta, ma allo stesso tempo sereno e tranquillo. Mi ha solo detto di essere a posto con la sua coscienza". 

I primi interrogatori

Nella prima giornata di interrogatori, il capo della Squadra Mobile locale, Marco Graziano, e la procuratrice di Larino, Elvira Antonelli, avevano ascoltato come persone informate dei fatti prima Gianni Di Vita e sua figlia Alice, e poi una cugina di Di Vita. 

 

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