Bimbo ucciso a bastonate dal patrigno a Napoli, mamma condannata a 30 anni

Cronaca
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La donna è colpevole di omissione nell'omicidio del figlio e del tentato omicidio della figlia, oggi 14enne. I fatti, avvenuti a Cardito, risalgono al 2019 quando il patrigno dei bimbi, Tony Essobti Badre, disturbato perché facevano rumore, li ha colpiti a bastonate. L’uomo è stato condannato all’ergastolo in via definitiva

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È stata condannata a 30 anni di reclusione Valentina Casa, la donna ritenuta colpevole sotto il profilo omissivo dell'omicidio del figlio e del tentato omicidio della figlia. A deciderlo sono stati i giudici che in questo secondo grado di giudizio hanno ridotto la pena della donna dall’ergastolo a tre decenni. Per l’uccisione del bimbo, preso a bastonate dal compagno della madre, e il tentato omicidio della sorellina, è stato condannato all'ergastolo in via definitiva Tony Essobti Badre. I tragici fatti sono avvenuti a Cardito, in provincia di Napoli, e risalgono alla fine di gennaio 2019. 

I fatti

La donna e i suoi tre figli vivevano in un’abitazione del paese insieme al compagno di lei. Il giorno del reato Badre, innervosito dal fatto che i bimbi stavano facendo rumore mentre lui dormiva, aveva dato sfogo alla sua rabbia prendendo a bastonate Giuseppe e la sorellina. Quest'ultima si salvò dalla furia del patrigno fingendo di svenire. Il bimbo invece, a causa dei colpi ricevuti anche sotto gli occhi della madre, perse conoscenza per poi morire poco dopo su un letto. Per la sua partecipazione al delitto, Valentina Casa venne condannata in primo grado a sei anni di reclusione, pena poi riderminata con l'ergastolo in secondo grado. Con il ricorso in Cassazione presentato dal legale Francesco Cappiello ottenne l'annullamento con rinvio del processo davanti a un'altra sezione di corte di assise di appello.

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Durante il secondo processo di secondo grado, terminato l’1 aprile con la sentenza, è stata ascoltata anche la sorellina di Giuseppe, oggi 14enne. In modalità protetta, la ragazzina ha ripercorso a distanza di otto anni quanto avvenne in quel tragico giorno in casa. La Corte di assise di appello di Napoli ha escluso le aggravanti dei futili motivi e della crudeltà e ha rigettato la richiesta di provvisionale avanzata dalle parti civili costituitesi al processo.

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