Naufraghi per 4 giorni su una piattaforma, salvati da SOS Méditerranée
Cronaca116 persone, tra cui oltre 40 minori soli, 13 donne, un bambino e 2 neonati, sono state soccorse dalla Ocean Viking. Erano da quattro giorni su una piattaforma del gas di Miskar, nella regione di ricerca e salvataggio della Tunisia senza che nessuno intervenisse in loro aiuto. Intanto in mare le vittime aumentano. Altissimo il prezzo, in termini di vite umane, degli accordi con la Libia per fermare gli arrivi.
I sopravvissuti, provenienti da 17 Paesi diversi, avevano fatto naufragio dopo che le due barche su cui viaggiavano erano state colpite da un ciclone. All'equipaggio della nave che li ha recuperati hanno riferito di aver visto familiari e amici sparire tra le onde senza poter fare nulla per salvarli. Il porto assegnato dal Viminale per l'approdo è Genova, ancora una volta un porto lontano, a diversi giorni di navigazione come ormai prassi per le navi delle organizzazioni non governatives. Duro il commento di SOS Méditerranée: "Ancora una volta interveniamo perché gli Stati vengono meno all'obbligo di soccorso imposto dal diritto marittimo internazionale e questo nonostante il Comitato dei Diritti Umani delle Nazioni Unite abbia intimato agli Stati competenti di effettuare immediatamente il recupero e di sbarcare le persone in un luogo sicuro. Appello che è rimasto inascoltato. Di fronte a questa gravissima omissione di soccorso, noi abbiamo deciso di non voltarci dall'altra parte e di non venire meno all'obbligo giuridico di soccorso e a quello morale di umanità".
La rotta del Mediterraneo
Intanto nel Mediterraneo centrale si continua a morire: lo scorso weekend un neonato è sparito tra le onde, caduto da una barca che stava cercando di arrivare a Lampedusa. Sulla sola rotta del Mediterraneo centrale, dall’inizio dell’anno, l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni ha registrato 550 vittime, in forte aumento rispetto alle 1.330 dell’intero 2025. E i dispersi di cui non c'è traccia sono un numero impossibile da quantificare. "Le vittime dei cosiddetti naufragi fantasma sono almeno il doppio e i governi europei le nascondono all’opinione pubblica", denuncia Mediterranea Saving Humans, che sottolinea come ci siano da considerare le mille persone disperse durante il ciclone Harry; le 62 persone naufragate negli ultimi giorni (con 17 dispersi e altri migranti deportati in Libia) al largo delle coste libiche; l’imbarcazione con altre 38 persone, segnalata da Alarm Phone alle autorità competenti, di cui si sono perse le tracce da tre giorni. "Quanto poi è accaduto alla nave civile Sea-Watch 5 nei giorni scorsi è emblematico: di fronte all’indicazione governativa di un porto distante come Marina di Carrara, l’equipaggio ha deciso di forzare l’ingresso nel porto di Trapani, assumendosi la responsabilità di una scelta per garantire i diritti fondamentali delle persone soccorse. Una decisione che rischia adesso di essere sanzionata dalle illegittime regole del Decreto Legge Piantedosi. Ma che sosteniamo con forte convinzione: Mediterranea per prima, nelle sue ultime missioni, ha scelto di non accettare l’assegnazione di porti lontani, ritenendo che il diritto alla vita e alla cura, e la dignità delle persone soccorse vengano prima di ogni altra cosa. E i Tribunali di Trapani e Agrigento hanno già riconosciuto la legittimità delle nostre scelte".
"Le morti in mare non sono inevitabili", aggiunge Mediterranea. "Sono la conseguenza di politiche governative che violano il diritto internazionale, abbandonando le persone in mare e ostacolando il soccorso civile. Per questo Mediterranea è di nuovo in missione con Safira: per continuare a garantire con la sua presenza, insieme alle altre organizzazioni della flotta civile, la tutela della vita umana e il rispetto dei diritti fondamentali delle persone".
Il costo in termini di vite umane
Anche alla nave di Emergency era stato assegnato un porto tra i più llontani dalla zona di ricerca e soccorso: Civitavecchia. Lì la Life Support è approdata martedì, dopo 3 giorni di navigazione, con le 123 persone salvate in tre diversi interventi. "Il porto assegnato a oltre 500 miglia di distanza", dice Emergency, "oltre a costringere ad un altro estenuante viaggio queste persone, in fuga da guerre e carestie e provate dalle violenze e torture subite in Libia, ha allontanato la Life Support da una zona in cui c'è forte bisogno di missioni di ricerca e soccorso: a prescindere dalla presenza di navi e da quali siano le condizioni meteo, si continua a partire e a morire".
Altissimo, in termini di vite umane, il prezzo della collaborazione tra Italia e Libia per fermare i migranti, rafforzata dal Memorandum di Intesa firmato nel 2017 tra i due Paesi, con il sostegno dell’Unione Europea. Il programma decennale più importante di questa collaborazione si chiama SIBMMIL – Support to Integrated Border and Migration Managementin Libya.
Grazie alla collaborazione con IrpiMedia, SOS Méditerranée ha analizzato la destinazione e l’utilizzo dei 61,2 milioni di euro stanziati per SIBMMIL.
"Il tracciamento", scrive SOS Méditerranée, "è stato possibile solo per poco più di 34 milioni. Non si hanno informazioni pubbliche e accessibili per gli altri 27,1 milioni, pari al 44% circa del budget. Il programma SIBMMIL è anche il programma con cui l’Europa ha finanziato diverse autorità di Tripoli, tra cui la Guardia costiera libica. La stessa Guardia costiera che negli anni ha portato avanti un trend di violenza crescente sia verso le navi umanitarie sia verso le persone migranti: almeno 24 attacchi alle navi umanitarie tra il 2021 e il settembre del 2025. Anche la nave Ocean Viking è stata oggetto degli spari della Guardia costiera libica nell'agosto del 2025. A compiere questo attacco, che ad oggi rimane impunito, è stata la motovedetta della Guardia costiera libica Houn 664: un'imbarcazione donata dall’Italia nel giugno 2023 proprio nell’ambito di SIBMMIL, grazie a un bando da 3,3 milioni di euro per questa e una seconda motovedetta. IrpiMedia ha ricostruito i movimenti della Houn, che opera tra Tripoli, Al Khoms – porto ad est della capitale libica, con forte presenza turca – e Misurata: oggi sappiamo che in quest’area la motovedetta ha intercettato almeno 321 migranti e il suo equipaggio ha compiuto svariati altri episodi di intimidazione e violenza".
“I cittadini europei hanno il diritto di sapere come vengono utilizzate risorse pubbliche destinate a sostenere attori coinvolti in gravi e documentate violazioni dei diritti umani. L’Europa finanzia la Libia sapendo e accettando il rischio, che con le attrezzature fornite, e con le conoscenze acquisite, compirà azioni illegali, violente e discriminatorie contro le persone migranti ma anche contro le navi del soccorso civile", dichiara la direttrice di SOS Méditerranée Valeria Taurino, "Nonostante questo, il commissario alla migrazione dell’UE Magnus Brunner ha detto che non abbiamo alternative al collaborare con le autorità libiche, come se questa fosse una necessità inevitabile, invece di una scelta politica precisa che normalizza la violenza e la violazione del diritto pur di tenere le persone lontane dall’Europa".