Le indagini hanno documentato un inquinamento ambientale grave e continuativo, con oltre 2.200 superamenti dei limiti e valori di contaminazione fino a dieci volte oltre le soglie autorizzate. Contestati inadempienze e omissioni sia al gestore sia all'ex dirigente Arpae, mentre l'impianto continuava a ricevere più di 100mila tonnellate di rifiuti in un'area agricola di 228 mila metri quadrati
I carabinieri del Nucleo investigativo di polizia ambientale e agroalimentare di Modena hanno eseguito il sequestro preventivo delle discariche Feronia 0, 1 e 2 e dei relativi comparti aziendali, nel territorio di Finale Emilia, su delega della Procura modenese.
Le ragioni del provvedimento
Nonostante la Procura avesse già chiesto il rinvio a giudizio del legale rappresentante di Feronia Srl e dell'ex dirigente Arpae-Sac di Modena - entrambi accusati di inquinamento ambientale - le condotte ritenute illecite non si erano interrotte. Secondo la Procura, ciò ha reso "assolutamente necessario e urgente" applicare un vincolo cautelare per impedire un ulteriore aggravamento della situazione. Il sequestro è stato disposto per fermare un'attività che rischiava di compromettere in modo irreversibile la matrice ambientale di un'area agricola di circa 228.000 metri quadrati, mentre l'impianto continuava a funzionare a pieno regime, ricevendo oltre 107.000 tonnellate di rifiuti tra febbraio e novembre 2025.
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Le accuse agli indagati
All'ex dirigente Arpae viene contestata anche l'omissione di atti d'ufficio per non aver adottato i provvedimenti obbligatori nonostante ripetute segnalazioni sui continui superamenti dei limiti di contaminazione. Al gestore della discarica si imputa invece di aver contribuito all'inquinamento senza predisporre un piano adeguato né adottare le necessarie misure di prevenzione previste dalla normativa ambientale.
Un quadro di inquinamento persistente
L'indagine è nata dagli esposti di comitati cittadini e, secondo la Procura, ha documentato un fenomeno di inquinamento grave e continuativo nel territorio di Finale Emilia. Tra il 2008 e il 2023 sono emersi 2.267 sforamenti delle concentrazioni soglia e per esempio il ferro, nell'agosto 2025, ha superato di quasi dieci volte i valori autorizzati. Altro inquinamento si è registrato poi nelle acque di drenaggio. È emersa, infine, "una sostanziale inerzia amministrativa, visto che non era mai stato redatto o imposto un piano di caratterizzazione complessivo e riferito all'intero impianto".