Il Carnevale di Sciacca in scena con i suoi maestosi carri allegorici

Cronaca
Raffaella Daino

Raffaella Daino

Da Trump Toro Seduto a Putin e Netanyahu custodi dell’inferno, tra satira, attualità e cronaca, sfilano a Sciacca i carri allegorici di un Carnevale tra i più antichi d’Italia, quest’anno al suo  quattrocentesimo compleanno. La festa, che coinvolge adulti e bambini e attira decine di migliaia di visitatori, era stata rinviata a causa del maltempo ed è stata riprogrammata - nonostante la Quaresima - in due weekend, per concludersi il primo marzo.

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Cinque giornate di festa collettiva, divise in due weekend,  dal 20 al 22 febbraio e poi dal 28 febbraio al primo marzo, durante i quali tutto a Sciacca si ferma, per lasciare il posto alle celebrazioni di una festa multicentenaria, nonostante lo slittamento dovuto al maltempo abbia fatto coincidere l'evento con la Quaresima e questo abbia suscitato il malcontento dei sacerdoti della città.

 

Lo spettacolo, diurno e serale,  con tanti ospiti da Rovazzi ai Me contro Te, si svolge intorno ai protagonisti assoluti, gli immensi carri in cartapesta, che con ironia e satira affrontano temi seri come la guerra che affligge il pianeta o la perenne crisi idrica che tormenta la costa meridionale della Sicilia in cui l'acqua manca anche quando piove, e sbeffeggiano i personaggi politici più discussi della scena internazionale. Con arte e maestria, i carristi mettono in scena veri capolavori realizzati con il talento di artigiani e musicisti, ceramisti, pittori, falegnami, tutti di Sciacca. Lavorano per mesi, per preparare il Carnevale, quasi nascosti nei capannoni alla periferia del paese, protetti dal segreto e dalla riservatezza assoluta, senza svelare fino all'ultimo il tema e il protagonista di ogni creazione, con una estrema cura ai particolari, trasformano ferro e cartapesta in questi giganti dotati di movimenti sempre più sofisticati e associando ad ogni personaggio musiche e testi originali, ogni anno diversi.

 

Gli otto carri allegorici e i personaggi che rappresentano, nelle foto di Tamara Smekhova

 

“Segnali di fumo”

Il presidente americano Donald Trump, nelle vesti del capo tribù Toro Seduto, vuole a tutti costi riportare l’America allo splendore di un tempo. Proteggendo la propria “tribù” dagli stranieri cerca di imporre dazi alle popolazioni vicine, incurante dei problemi che sta causando all’economia mondiale. Sul carro, sta seduto su una mezzaluna (simbolo di saggezza e spiritualità antica degli uomini nativi) che si trasforma man mano in una grande Aquila (simbolo del potere e dell’America moderna). In questa scenografia si mischiano il sogno e la realtà, la poesia ed il potere. Sempre sul carro, una giovane guerriera posizionata davanti ad un falò lancerà nel cielo segnali di fumo, come i veri messaggi d’aiuto dell’epoca, per via dei conflitti mondiali che sono in atto. La speranza e il sogno di un mondo migliore senza più tensioni, però, resta tutta nel destino di un acchiappasogni, che come nella tradizione delle antiche tribù, intrappolava preoccupazioni negative, filtrando invece i sogni positivi.

 

 

Carro allegorico "Segnali di fumo"

“Peppe Nnappa”

È il simbolo, la maschera ufficiale del Carnevale di Sciacca, personaggio beffardo, pigro, goloso; la sua fame è insaziabile e cibo e vino sono la sua passione. Il costume tipico della maschera è caratterizzato da una casacca e da pantaloni verdi, ampi e lunghi, mentre il volto è visibile, senza maschera e senza trucco. Per l’edizione 2026, il carro “Peppe ‘Nnappa” torna alla tradizione, rappresentato su una botte di vino obliqua, circondato da grappoli d’uva e foglie di vitigni, come un novello Bacco che evidenzia la gioia di vivere e di divertirsi, con tanti elementi associati alla vendemmia e alla fertilità, a rafforzare l'idea di un'abbondanza legata ad una celebrazione dei frutti della terra.

 

Il simbolo del Carnevale di Sciacca, "Peppe Nnappa"

“Non aprite quella porta”

Atlante, potente titano della mitologia greca, è messo in ginocchio e schiacciato dal peso del mondo che porta sulle spalle. Non è il cielo a piegarlo, ma le scelte corrotte dei potenti, gli errori che hanno inciso ferite profonde nella storia dell’umanità. Davanti a lui si spalanca l’inferno costruito dall’uomo, un abisso che divora pace, innocenza e futuro; a presidiare quelle soglie si trovano Vladimir Putin e Benjamin Netanyahu, figure centrali delle guerre moderne, simboli di un potere che non fa che alimentare il conflitto. Sovrastando ogni cosa, come un’ombra desiderosa di dominare il mondo, si innalza Donald Trump,  ancora lui, idolo deformato che promette salvezza ma dissemina distruzione. Intorno, la civiltà cade in rovina tra templi spezzati, valori traditi e speranze incatenate, il mondo si fa gabbia e la pace resta prigioniera, fragile ma ancora viva. Riuscirà Atlante a sostenere ancora questo peso?  Quella porta della storia si chiuderà per sempre, o l’uomo tornerà ad aprirla, condannando l’umanità a ripetere i propri errori?

Carro allegorico "Non aprite quella porta"

"L'evoluzione della specie"

Milioni di anni e diverse mutazioni genetiche nel corso della storia a poco sono serviti, dal punto di vista del genere umano, vista la débâcle morale a cui oggi assistiamo. Innegabile è il fatto che ci sia stata una selezione naturale attraverso un adattamento ambientale ma, pur variando il nostro codice genetico, l’essere umano sembra essersi fossilizzato, poiché ancora oggi la violenza e le manifestazioni di potere continuano a logorarci e a prendere il sopravvento. Se era giustificabile l'aggressività istintiva del T-Rex dovuta alla mancanza di ragione e alla lotta per sopravvivere, non trovano spiegazione invece la brutalità e la cattiveria dell'uomo moderno. L’umanità, ad oggi è quindi una macchina imperfetta, al punto da scomodare di nuovo il grande biologo Charles Darwin, oggetto del carro, che decide di intervenire organizzando una seconda spedizione sulle isole Qua-la-pagos alla ricerca di un antidoto in grado di modificare la catena del DNA umano per assicurare un cambio di rotta rispetto alle precedenti teorie fallimentari.  Confidiamo nella buona riuscita di questa seconda spedizione e in un conseguente cambiamento, sperando che in futuro la violenza lasci posto alla libertà e alla pace. L'evoluzione, ad oggi, non significa più la sopravvivenza o la vittoria del più forte, ma è vista ed interpretata come la capacità di ascolto dell'altro, della propria terra e dei silenzi che ancora ci avvolgono. E se un futuro esiste, non nascerà mai da un dominio o una prevaricazione, ma da un gesto elementare: riconoscersi parte di un organismo più grande, fragile e vivo.

 

Carro allegorico "L'evoluzione della specie"

"La via della sete"

Un maharaja parte dall’India intraprendendo la rotta della via della seta, in cerca di ricchezze per nuovi scambi commerciali. Purtroppo, la mappa non è quella esatta e si ritrova catapultato a Sciacca, città dove scopre che, nonostante i problemi, si trova quello che si può definire il vero tesoro dell’era moderna. Non l’oro, non le gemme e non i diamanti, bensì l’acqua, il bene più prezioso, da proteggere, conservare e preservare con cura e attenzione, come un vero bottino.

 

Carro allegorico "la via della sete"

"Tu mi rubi l'anima"

Sul palco del mondo digitale, una giovane anima entra in scena: brillante, fragile, vestita di filtri e consensi. Lei non è libera: è intrappolata in una ragnatela di aspettative e giudizi, sempre più pressanti, sempre più duri. Intorno, il pubblico a lei scrolla il proprio smartphone e osserva in silenzio. Lei danza. La voce della coscienza la chiama al risveglio, mentre l’altra voce, seducente, la spinge a restare nel sogno. Il conflitto diventa visibile. Sul palco resta una scelta sola, l’ultima battuta prima del buio: continuare a fingere… o spegnere le luci e ritrovare se stessa?

Carro allegorico "Tu mi rubi l'anima"

"Appesi a un filo"

Arianna è la figlia del re Minosse di Creta, che aveva costruito un gigantesco labirinto per intrappolare il pericoloso e affamato Minotauro, un mostro metà uomo e metà toro. Teseo, valoroso eroe ateniese, arriva a Creta per uccidere il Minotauro e si innamora di Arianna. Teseo è determinato e Arianna gli procura un filo affinché, una volta ucciso il mostro, Teseo possa scappare dal labirinto e trovare la strada per uscirne. Ancora una volta il mito ci mostra l'eterna lotta tra ragione e bestialità, tra bene e male... è cambiato qualcosa nel presente? L'umanità, o quanto meno parte di essa, come il nostro Teseo, non cerca ancora la pace e la serenità cercando di sconfiggere i mali odierni? Le guerre, le carestie, le catastrofi naturali non sono irrazionali e feroci almeno quanto quel Minotauro? Il nostro mondo spesso non costringe gli uomini a girarsi intorno proprio come all'interno di un labirinto per un po’ di serenità? In questa lotta perenne speriamo tutti di salvarci: se nel mito Teseo, grazie alla sua spada e ad Arianna, riesce nell'impresa, lo stesso potrà accadere all'umanità nei nostri tempi oscuri? Noi con questa speranza siamo... appesi a un filo!

Carro allegorico "Appesi a un filo"

"Toda gioia, toda alegria. Destinazione Bahia"

Correva l’anno 2000 quando Sciacca tese la mano a Salvador de Bahia. Due mondi apparentemente lontani, eppure incredibilmente vicini. Non erano soltanto città, ma due anime speculari che si riconoscevano: l’una nel mare, l’altra nel ritmo, l’una nella tradizione, l’altra nella spiritualità, ma entrambe nella voglia di vivere e di resistere. Quel gemellaggio, nato dal sogno di un visionario concittadino, Turi Dimino, fu il segno tangibile che le distanze non esistono quando i cuori battono all’unisono. Eppure, col tempo, il filo si è assottigliato, fino quasi a spegnersi. Il Carnevale oggi diventa la chiave per ridare vita a quel legame. Nel suo spirito leggero e spensierato, nella sua gioia che annulla confini e differenze, esso diventa il pretesto per far tornare a brillare un vincolo che non è mai stato davvero perduto. Sciacca e Salvador de Bahia si scoprono sorelle: accomunate nelle difficoltà, simili nelle sfide quotidiane, vicine nei valori, nel lavoro, nell’economia, nella cultura. È il momento di riconoscersi di nuovo, di danzare insieme, di festeggiare l’allegria come strumento di unione. L’allegoria del carro è celebrativa: un abbraccio lungo un oceano, che non divide ma unisce, che non allontana ma avvicina. È la promessa di due popoli che, pur separati dalla distanza, continuano a volersi bene e a ritrovarsi nel ritmo eterno della festa.

Carro allegorico "Toda gioia, toda alegria, destinazione Bahia"

Inserito nella lista dei Carnevali più apprezzati d’Italia, con i suoi 400 anni di storia, che si compiono proprio nell’edizione 2026, il Carnevale di Sciacca è riconosciuto come uno dei più importanti d’Italia e annoverato tra i Carnevali Storici dal Ministero per i Beni e Attività Culturali. Un evento in costante crescita, con decine di migliaia di presenze in ogni giornata di festa e che nel 2025 ha totalizzato 135.000 presenze e oltre 10 milioni di visualizzazioni sui social.

 

La realizzazione, la gestione e la promozione del Carnevale di Sciacca sono gestite dalla società vincitrice del bando emanato dal Comune di Sciacca, la Futuris srls, che ne cura l’organizzazione insieme alla società Record srls in collaborazione con il Comune di Sciacca, e gode del patrocinio della Regione Sicilia.

 

Il programma, in costante aggiornamento, è consultabile sul sito https://www.carnevalesciacca.it/ dove è anche possibile acquistare i biglietti.

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