Torino, vietato l'evento di Askatasuna: occupata la sede di Palazzo Nuovo

Cronaca

La decisione dei collettivi al termine di un'assemblea a Palazzo nuovo: "La rettrice chiude, noi apriamo"

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I collettivi universitari di Torino hanno occupato Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche, al termine dell'assemblea di questo pomeriggio. La decisione arriva in risposta alla scelta del Rettorato di chiudere l'edificio per due giorni, misura che avrebbe impedito lo svolgimento di un evento musicale contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna. "La rettrice chiude, noi apriamo. Se l'università sceglie il controllo, noi scegliamo il conflitto. Palazzo Nuovo è occupato", affermano.

La posizione dei collettivi

Negata la possibilità dell'evento, i collettivi aggiungono: "È così che l'università smette di essere un luogo di sapere critico e diventa un dispositivo disciplinare. Un modello del genere ci preoccupa e ci sta stretto: vogliamo ristabilire con chiarezza che l'Università appartiene all3 student3 e a chi ci lavora. Va ridata centralità ai bisogni e alle aspirazioni di coloro che danno un senso all'esistenza stessa dell'istituzione formativa. Spint3 dalla volontà di costruire i presupposti per l'università che vogliamo, occupiamo Palazzo Nuovo".

"Fare questo è un atto politico di riappropriazione dello spazio che vogliono toglierci - proseguono -, che vogliamo rendere invece vivo e partecipabile. Significa affermare che l'università non è un edificio che può essere svuotato quando diventa scomodo, ma un luogo politico di produzione critica del sapere, di relazioni, di possibilità. Opponiamo l'autonomia al controllo e alla sopraffazione".

"Vogliamo restituire senso di comunità all'università"

I collettivi precisano inoltre che l'occupazione non intende ostacolare la sessione d'esami: "La nostra volontà non è né di bloccare esami, infatti utilizzeremo solo le aule non adibite alle prove, né di fermare il normale svolgimento delle attività a Palazzo Nuovo, ma anzi arricchirlo. L'obiettivo è rendere lo spazio ancora più attraversabile in un momento di sessione, in cui il dare esami si possa accompagnare a momenti di socialità e confronto: dai pranzi alle cene condivise, ai momenti musicali e ai dibattiti politici".

"Vogliamo restituire il senso di comunità e collettività che l'università dovrebbe garantire - concludono - ma che oggi è molto distante dalla quotidianità che viviamo nei nostri atenei, sempre più orientati all'individualità e all'isolamento. Costruiamo l'università che vogliamo".

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