Un superstite denuncia fino a 50 morti nel naufragio al largo della Tunisia. Intanto la Sea Watch 5 salva 18 persone in Sar libica, mentre crescono le segnalazioni di dispersi per il ciclone Harry. La ong avverte: operiamo senza coinvolgere la Libia e rischiamo sanzioni
Nel Mediterraneo centrale si consumano due storie opposte che raccontano la drammaticità della rotta migratoria. Da un lato, il naufragio al largo della Tunisia che potrebbe aver causato la morte di circa 50 persone; dall'altro, il salvataggio di 18 migranti da parte della Sea Watch 5, diretta verso il porto sicuro assegnato di Catania.
Il naufragio a largo della Tunisia
Secondo quanto riferito da Alarm Phone, le autorità maltesi hanno confermato la testimonianza dell'unico superstite recuperato in mare: l'uomo ha raccontato che il gruppo composto da una cinquantina di migranti era partito dalla Tunisia a bordo di una piccola imbarcazione, poi ribaltata, due giorni fa, dal mare in tempesta. I migranti sarebbero rimasti in acqua per 24 ore, travolti da onde altissime, senza che gli altri compagni di viaggio riuscissero a sopravvivere.
18 migranti salvati dalla Sea Watch
Mentre emergono i dettagli di questa ennesima tragedia, arriva una notizia di segno opposto: la Sea Watch 5 ha tratto in salvo 18 persone in difficoltà su un barchino alla deriva, tra cui due bambini piccoli. L'operazione è avvenuta in acque internazionali, nella zona Sar libica. La nave della ong tedesca è stata indirizzata verso Catania, dove l'arrivo è previsto per domani.
"Una storia a lieto fine", sottolinea l'equipaggio, "mentre continuano a giungerci notizie di decine di dispersi nel Mediterraneo centrale a causa del ciclone Harry". La ong ricorda inoltre che, non comunicando le proprie posizioni alle autorità libiche per le ripetute violazioni dei diritti umani documentate nei centri di detenzione, rischia sanzioni in Italia.