Palermo ricorda il missionario Biagio Conte a tre anni dalla morte
Cronaca
La città rende omaggio all'indimenticabile fondatore della Missione Speranza e Carità, una cittadella del povero dove qualsiasi senza tetto, italiano o straniero, può tuttora trovare accoglienza, imparare un mestiere e ricominciare a vivere contribuendo alla comunità. Nel terzo anniversario dalla sua scomparsa una strada è stata a lui intitolata.
Per tutta la vita ha cercato gli ultimi e gli emarginati, i senzatetto che chiamava fratelli, e li ha aiutati a rialzarsi, a ritrovare fiducia, offrendo loro non soltanto un tetto ma una vera città, in cui ripararsi dal freddo, avere un pasto caldo, imparare un mestiere e avere la possibilità ricambiare l'aiuto ricevuto contribuendo a rendere quella città più accogliente. Un piccolo grande miracolo, la Missione Speranza e Carità, una realtà per la quale Fratel Biagio si era speso per tutta la vita, dove italiani e stranieri, cristiani e musulmani, vivono e convivono, dove insieme hanno edificato una Chiesa e grazie all'aiuto di tanti generosi cittadini hanno creato un dormitorio, laboratori, officine e una mensa in cui anche Papa Francesco nel 2018 aveva voluto sedersi al tavolo con i poveri.
Tra corso dei Mille e via Archirafi, vicino alla Cittadella del povero, ora c'è una via che porta il suo nome. "Il legame tra Fratel Biagio Conte e la città di Palermo è profondo e indissolubile e intitolare questo tratto di strada, che conduce a uno dei luoghi simbolo della sua opera, significa rendere omaggio a una figura che ha saputo incarnare i valori più autentici della solidarietà e dell’altruismo" – ha detto alla cerimonia il sindaco Roberto Lagalla. Fratel Biagio ha lasciato un segno indelebile nel tempo e nella coscienza collettiva della nostra comunità. Oggi la sua missione continua grazie all’impegno della Missione Speranza e Carità e di don Pino Vitrano, nel solco di una testimonianza che la città intende custodire e sostenere, restando vicina ai bisogni degli ultimi e accanto a don Pino e alla Missione l’amministrazione comunale ha il dovere di restare".
“A tre anni dalla scomparsa di Biagio Conte, la sua presenza continua a farsi sentire come un’eco discreta ma tenace nelle strade, nei volti e nelle coscienze di chi ha incontrato il suo esempio" dicono Paolo Amenta e Mario Emanuele Alvano, presidente e segretario generale di ANCI Sicilia. "Biagio non ha lasciato grandi discorsi né teorie complesse, ha lasciato gesti . Ha scelto la povertà come linguaggio, il silenzio come protesta, il servizio come forma più alta di parola. Camminava accanto agli ultimi non per rappresentarli, ma per condividere con loro la stessa strada, la stessa fatica, la stessa dignità. Ma l’eredità più profonda di Biagio Conte è forse un’altra: l’invito a non voltarsi dall’altra parte, a credere che la compassione possa diventare scelta quotidiana, responsabilità collettiva. Oggi, ricordarlo non significa soltanto celebrarne la memoria, ma raccoglierne il testimone. Continuare a camminare verso un mondo più giusto. Perché Biagio Conte ci ha insegnato che la speranza non è un’idea astratta”.
"Nell’ultimo anno della sua vita, Fratel Biagio, mentre viveva la sua condizione di malato oncologico, ha incontrato centinaia di giovani e scout di tutte le parti d’Italia, e a loro, oltre a dare coraggio, raccomandava attenzione nell’uso della rete per evitare di finire in trappole subdole, dalla pornografia, ai giochi pericolosi, al satanismo". E' il ricordo di Riccardo Rossi, ex portavoce di Fratel Biagio, che assisteva spesso ai suoi incontri con i giovani che amava molto "e ai quali qualche volta confidava il suo sconforto per la sua malattia e per la chemioterapia a cui si doveva sottoporre".
"Fratel Biagio durante la sua malattia incontrava tante persone- continua Riccardo Rossi- molte preoccupate per lui e chi gli chiedeva una parola di conforto; lui era sempre presente per tutti, anche se sofferente. Non aveva e non amava molto il telefono, non ne portava mai uno con sé, tanto meno nei suoi pellegrinaggi a piedi; ma in quel periodo lo utilizzava tanto per contattare diverse persone, per dare indicazioni ai volontari della missione, tenersi in contatto con i presbiteri e con i tanti benefattori, che non potevano venire a trovarlo. Aveva sempre un pensiero per gli altri, anche quando avrebbe potuto pensare di più a lui stesso; si preoccupava che ci fosse sempre da mangiare per tutti – spiega Rossi- e contattava giornalmente mia moglie Barbara che si occupava del magazzino per capire quale prodotto mancava. Ebbene, nell’arco di uno, due giorni la provvidenza agiva e quel prodotto arrivava grazie ai donatori stimolati e per le sue efficaci preghiere".
Il missionario laico che dedicò tutta la vita ai poveri
Biagio Conte era nato a Palermo il 16 settembre del 1963. Figlio di imprenditori edili, dopo una profonda crisi spirituale decise di rinunciare a tutti i suoi averi e a 26 anni, nel 1990, ispirandosi a San Francesco, scelse di vivere come eremita, si ritirò a pregare nelle montagne dell'entroterra siciliano, poi fece un viaggio interamente a piedi verso la città di Assisi e al suo ritorno cominciò a portare conforto ai senza fissa dimora della Stazione Centrale di Palermo e per loro si batté attraverso diverse forme di protesta tra cui il digiuno. Per cercare di rispondere alle drammatiche situazioni di estrema miseria ed emarginazione dei palermitani e degli immigrati, riuscì ad ottenere tra il 1992 e il 2003 l'utilizzo di alcuni locali abbandonati, in via Archirafi e in via Decollati, dove fondò la "missione di Speranza e Carità" a cui si aggiunse la Missione femminile nell'ex convento di Santa Caterina, anche quello abbandonato da anni. Pur rimanendo laico, mantenne sempre un rapporto strettissimo con l'Arcidiocesi, che fin dall'inizio lo sostenne, affiancandogli un sacerdote, don Pino Vitrano. Nel 2018, dopo la morte di alcuni senzatetto nelle strade di Palermo, in segno di protesta contro la povertà decise di dormire in strada e intraprendere uno sciopero della fame che durò dieci giorni. Il 15 ottobre di quell’anno Papa Francesco, accompagnato dall'Arcivescovo di Palermo, volle visitare la Missione di Speranza e Carità, pranzando con gli assistiti nella mensa della cittadella.
Dopo la sua morte, avvenuta il 12 gennaio 2023, a 59 anni, a causa di una grave forma di tumore al colon contro cui stava lottando da tempo, decine di migliaia di persone resero omaggio alla salma e presero parte al funerale nella Cattedrale di Palermo, gremita all'inverosimile dentro e attorno le sue mura.
La sua Missione oggi continua, nel suo nome, ad aiutare gli ultimi.