Violenza sulle donne: la storia di Giuseppe Delmonte, orfano senza giustizia

Cronaca
Carola Di Nisio

Carola Di Nisio

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Sua madre venne uccisa da suo padre anni fa. Oltre a raccontarci la sua terribile storia, Giuseppe denuncia che la legge in vigore - che riconosce i diritti degli "orfani speciali" - è ancora carente. "E' troppo lenta e c'è troppa burocrazia", spiega. Servono invece interventi immediati e misure ad hoc. Ecco la sua testimonianza ai nostri microfoni

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“Era il 1997, la mattina del 16 luglio. Non pensavo che sarebbe successo. Le dicevamo: vedrai che ti lascerà in pace adesso che vi siete lasciati. Non siamo riusciti a fermarlo”.

Parla così Giuseppe Delmonte, a distanza di 26 anni dall’omicidio di sua madre Olga, uccisa da suo padre, in prigione, che sta scontando l’ergastolo. Nonostante i suoi genitori si fossero separati, suo padre non la lasciava mai in pace. La seguiva ovunque, era ossessionato da lei, non accettava di essere stato lasciato. Un padre padrone lo descrivono i suoi figli. Giuseppe è il più piccolo, ci sono poi altre due fratelli più grandi. “Noi non potevamo neppure utilizzare l’acqua calda in casa, mio padre ce lo proibiva, ricorda. “Se ci regalavano dei giocattoli a Natale, lui ce li distruggeva”. 

In casa c’erano soprusi psicologici ma anche le botte. “Lui la picchiava per qualunque cosa. L’ aveva isolata, mia mamma non era libera di lavorare, non poteva vedere nessuno, viveva chiusa in casa tutto il giorno. Papà decideva tutto, si occupava di qualunque aspetto, anche il minimo, la spesa ad esempio. Lei non poteva fare nulla.

Il femminicidio

Quel giorno d’estate, Olga era andata a ritirare un vaglia alle Poste, ad Albizzate, nel Varesotto. Lui le aveva teso una trappola dicendole che le erano arrivati i soldi dell’affitto della casa che prima di separarsi condividevano. Andò da sola, nonostante le proteste dei figli che l’accompagnavano sempre. Il suo ex, Salvatore, la stava aspettando e la uccise con sette colpi d’ascia.

La legge per gli orfani "speciali"

All’epoca non esisteva neppure la parola femminicidio, dichiara Giuseppe. “Quando morì mia madre noi tre figli fummo lasciati soli: ci avevano dato la scorta per 4 giorni perché mio padre era latitante e si era nascosto in Sicilia . Non lo presero subito. Ma quando lo arrestarono, dallo Stato non arrivò né sostegno economico né psicologico. “A mio padre lo psicologo arrivò subito, io lo dovetti pagarlo di tasca mia”. Le tutele per gli orfani di femminicidi sono arrivate nel 2018. La legge interviene in favore dei "figli minorenni e maggiorenni economicamente non autosufficienti della vittima di un omicidio commesso dal coniuge (anche se separato o divorziato), dal partner di un’unione civile (anche se cessata) o da persona che è o è stata legata da relazione affettiva e stabile convivenza". IL punto è che servono aiuti immediati, fa notare Giuseppe: i tempi per ottenere appena 300 euro al mese sono infiniti, e la burocrazia rallenta tutto. Secondo Delmonte ci vorrebbe più coordinamento tra i servizi e dei dati statistici affidabili che documentino quanti siano, effettivamente, gli orfani di femminicidio da sostenere.

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