Barilla, un francobollo per i 145 anni dell'azienda produttrice di pasta

Cronaca
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Emesso con una tiratura di oltre 300 mila esemplari, vuole celebrare la longevità dell'azienda tra le eccellenze del Made in Italy. Il soggetto è una mongolfiera col celebre logo, che rielabora un manifesto d'autore del 1947

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Barilla celebra i suoi 145 anni di attività con un francobollo speciale, realizzato per l'occasione allo scopo di rappresentare la storia dell’azienda, il binomio tra arte e saper fare e la visione del futuro. Emesso dal ministero delle Imprese e del Made in Italy con una tiratura di 300.015 esemplari (del valore di 1,2 euro), il francobollo fa parte della serie tematica “le eccellenze del sistema produttivo ed economico”, nata per promuovere le capacità professionale e imprenditoriale italiane.

Rielaborato un manifesto del Dopoguerra

Sull’annullo è presente una mongolfiera con al centro il nuovo logo Barilla. Il soggetto del francobollo è frutto di una rielaborazione di un manifesto del 1947, realizzato dal pittore e grafico Giuseppe Venturini su un’idea di Carlo Mattioli dal titolo “In alto dal 1877”: con quella elaborazione grafica si rappresentava l’idea di un’azienda e un Paese che tornavano ad avere fiducia nel domani, lasciandosi alle spalle le difficoltà del Dopoguerra per volare “in alto”.

Francobollo
Il francobollo per i 145 anni di Barilla

Un brand rivisitato fino ai giorni nostri

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Il manifesto del 1947, in realtà, è un esempio della cura dell’immagine aziendale perseguita da Pietro Barilla, nipote del fondatore che, alla guida dell’azienda assieme al fratello Gianni, si fa affiancare in questo intento da intellettuali e artisti come Pietrino Bianchi, Orio Vergani, Carlo Mattioli, Erberto Carboni. Proprio dal sodalizio col grafico Erberto Carboni nasce il logo dell’azienda, il brand incorniciato nell’ovale, che, seppur rivisto varie volte, è arrivato fino ai giorni nostri. E a testimonianza della passione di Pietro Barilla per il mondo dell’arte, gli uffici e il pastificio di Parma sono diventati nel tempo un "museo" d’arte moderna, dove il saper fare cibo incontra i colori e le forme dei quadri e delle sculture.

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